LA CATTEDRALE DEI PAGLIACCI
Nota di Rosa Amato

E book per Karta Edizioni 2014
Collana Kaleidoscopio ( ISBN – 978-88-97543-50-3 )

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Il romanzo si articola in più parti e propone al lettore itinerari umani, dove convergono interessi multipli per l'ampiezza dei suoi contenuti, che documentano comportamenti schizofrenici, all'interno di una società che vorrebbe porsi al di sopra di ogni sospetto. Ultimato il primo sguardo panoramico, La cattedrale dei pagliacci suggerisce procedimenti a marce alternate, per meglio affrontare l'ampiezza documentaria dei suoi contenuti. Una prima lettura veloce permette di cogliere, nel suo insieme, accadimenti, luoghi, profili di personaggi che l'Autore conduce abilmente attraverso i labirinti oscuri di una città splendida e corrotta, qual è Roma. La rilettura, attenta e strutturata del testo, consente di investigare a fondo i comportamenti ed i travagli interiori che spingono i due protagonisti principali a muoversi attraverso le strade della città, dal centro della sua anima pulsante alle estreme periferie storiche. La cattedrale dei pagliacci è un romanzo che coinvolge e mantiene costante l'attenzione del lettore. Un caso complesso, dagli esiti incerti, a causa di programmate strategie di occultamento delle prove, contro cui si frangono gli impegni della coppia investigativa.
Il commissario Daniele Vilardo, scrupoloso, intelligente e perseverante, si muove freneticamente come un bracco sulla scia di un odore intermittente, di una percezione sottile, indefinibile come il prodotto di un sogno, che lo proietta lontano dall'asse primario della vicenda. In coppia con l'Ispettrice Sara Vulpiani, il Commissario si muove a disagio tra i corridoi tortuosi del caso, la cui ambivalenza gli impedisce di pervenire alla condensazione dei fatti, presi in esame. Un intricato rapporto, quello dei due investigatori. L'indagine è spesso inquinata da reazioni emotive, da stati emotivi che ostacolano un produttivo lavoro di coppia. Il turbamento emanante dalla vicinanza di Sara vanifica, in Daniele, il tentativo di conservare una rigida separazione tra l'impegno professionale e l'attrazione manifesta che la giovane esercita su di lui. Reazioni nuove radicate su rapporti antichi, maglie per la catena che terrà uniti i due giovani per l'eternità.
"Respiro a fatica…" - "Non ce la faccio a trattenere tutto quello che mi sta dilaniando dentro…" Al giovane Commissario, nella squallida cornice del Cimitero, rimane solo questo: uno strazio immenso, un frustrante senso di fallimento che dilata la pulsione aggressiva verso se stesso. Nella tristezza di novembre sfumano gli intrighi della capitale, i roghi di Roma, le quattro versioni della Cattedrale di Rouen di Monet, i giochi perversi dei pagliacci, che hanno innescato una reazione incontrollabile di violenze e di morte.
Depistato abilmente dalla geniale lucidità del serial killer, la percezione filiforme che aveva fatto da sottofondo alle indagini condotte dalla coppia, non era mai giunta a sviluppi illuminanti. Quell'embrione mummificato tra le pieghe di una mente vivace, ma facilmente soggiogabile dal fascino femminile, aveva fatto da sipario oscurante, anche dopo la riapertura del caso, troppo frettolosamente archiviato. L'intrusione violenta dei ricordi, diviene scambio di fusione nell'abisso che lo esclude dalla realtà e lo congela nel dolore. La vicinanza di Silvia è mano fresca sui brucianti pensieri del giovane. Sulla vertigine dell'ora si frantuma ogni suo interesse, il volto senza maschera, l'anima vulnerabile e persa. La mente geniale del serial killer manovra destini, emette sentenze dal buio della sua anima, celebra una liturgia di morte in solitudine, stella in caduta libera verso abissi di annientamento, sorretta soltanto dal fuoco che alimenta la sua sete di vendetta.
La cattedrale dei pagliacci è un romanzo ma potrebbe essere proposto anche come testo di Criminologia, per lo studio del diffuso fenomeno del seria killer, in Italia e nel mondo, spesso rimosso, taciuto, sottovalutato e, per questo, in continua espansione, con azioni omicidiarie delle più efferate. È un testo che si apre a ventaglio sulle realtà di una città da amare e da temere, come lo fu per Mann, per Goethe e per infiniti altri personaggi illustri del passato. Una città splendida nella sua sfrontata arroganza, ambigua e sfuggente nella sua duale identità. Vite disperate, dissipate, distorte, arrese, all'ombra del più grande tempio della cristianità, sono indagate senza piani censori e fuorvianti dall'autore. Una eccezionale coerenza narrativa che insegue figure in ombra, piste labili, maneggi occulti, soltanto intuiti, munita di esigue costruzioni ausiliarie in cui il bruco nero della follia ha scavato tunnel di perdizione.

Rosa Amato, Roma 30 giugno 2014

 
 
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