|
ERESIA PURA Lo sterminio dei catari e il segreto delle "Chiavi del Sapere"
Nota di Adriano Petta
Romanzo storico pubblicato da La Lepre Edizioni 2012
ISBN 978-88-96052-61-7

La disperata lotta di un uomo a difesa delle proprie idee e della libertà di pensiero sullo sfondo della crociata contro
gli albigesi e dello sterminio dei catari. L’appassionante ed enigmatica storia di Giordano Nemorario – matematico e
fisico del XIII secolo che in nome dell’amore per la conoscenza e per la giustizia sposa la causa catara condividendone
fino in fondo le sorti – si intreccia con quella di una crociata cristiana contro un popolo cristiano. Le ragioni che
indussero la Chiesa cattolica a massacrare un’intera popolazione furono solo politiche e teologiche o ci fu anche la
necessità di occultare un sapere che non doveva e non poteva essere divulgato? Gli ultimi martiri catari nella rocca di
Montségur furono arsi vivi il 16 marzo 1244 e il terribile rogo decretò la fine di quella che per la Chiesa romana era
stata una pericolosa e temuta eresia. Le fiamme non riuscirono tuttavia a bruciare le misteriose “Chiavi del sapere”,
che contenevano un tesoro di conoscenze decisive per il futuro del genere umano
(Risvolto di copertina della nuova edizione pubblicata nella collana «Visioni» de La Lepre Edizioni)
Nota dell'autore
Tutti i martiri delle fedi religiose, della libertà e
della scienza hanno dovuto disobbedire a coloro
che volevano imbavagliarli, se volevano obbedire
alla propria coscienza, alle leggi dell'umanità e
della ragione. L'essere umano capace solo di obbedire,
e non di disobbedire, è uno schiavo.
Erich Fromm
"V'è il romanzo e v'è la storia. Critici avveduti hanno
definito il romanzo un frammento di storia che avrebbe
potuto essere, la storia un romanzo che si è svolto nella
realtà".
Questa considerazione di Gide potrebbe introdurre
qualunque romanzo storico. Ma a Eresia pura, e al lettore
che intraprende questo non facile cammino, va premesso
qualcos'altro.
Quasi metà del manoscritto in occitano che costituisce
l'ossatura di Eresia pura era illeggibile, si era dissolto nell'aria
senza potermi rivelare il suo contenuto. Così ho preso a
colmare le lacune con l'invenzione e le interpolazioni. A
lavoro ultimato - rileggendo il tutto - ho riflettuto sul
mio intervento: oltre a ricucire frasi spezzate e interpretare
istintivamente parole che hanno perduto il loro senso
originario nel corso dei secoli, ritengo di aver trasmesso a
Eresia pura anche molto di personale. Pur consultando testi
autorevolissimi, ho "tradotto" l'indignazione, la rabbia che
fuoriesce dal manoscritto con un sentimento meno algido,
più conforme alla mia "speranza" nel cambiamento.
Questi, a grandi linee, i passi che mi hanno portato a scrivere
Eresia pura: ultimata la traduzione del manoscritto,
con una certa ansia ho proceduto alla verifica delle informazioni
indagando fra le pagine della storia: dovevo
accertarmi se mi ero imbattuto in un macchinoso falso...
oppure in una orribile verità storica.
Sono partito dal noto dizionario World Who's in Science:
Jordanus Nemorarius (o Jordanus Teutonicus, Jordanus
Saxo o di Sassonia, Jordanus de Nemore), matematico,
fisico, nato in Borgentreich, Vestfalia, secondo Generale
dell'Ordine dei domenicani dal 1222, morto in un naufragio
al ritorno dalla Terra Santa nel 1237... e, si sottolineava,
sotto la sua guida "l'ordine domenicano aveva subìto
un forte impulso". Il dizionario passava poi in rassegna
le opere e il pensiero scientifico. Niente che accendesse
la mia curiosità. Lessi poi la Piccola storia della matematica
di Egmont Colerus che riporta come, all'inizio del XIII
secolo, Leonardo da Pisa - mentre era in vita - trovò un
potente rivale nel "tedesco Giordano, frate domenicano
che esercitò grande influenza in tutte le direzioni". Ostinato
contro ogni umana ragione, ho voluto indagare ancora
consultando la Storia della matematica di Carl B. Boyer
dove si dice che "Giordano Nemorario o de Nemore (di
cui sono incerte le date di nascita e di morte) fu identificato
da taluno con Giordano Teutonico o di Sassonia,
esponente dell'Ordine domenicano, morto nel 1237; a lui
si deve la prima formulazione del piano inclinato". Ma
le note a piè di pagina mi rimandano alla Scienza della
meccanica nel medioevo, opera di Marshall Clagett, dove
a pagina 92 finalmente trovo che il Curtze credeva che
Giordano de Nemore e Giordano di Sassonia fossero la
stessa persona, mentre il Denifle era contrario. E infine
Oskar Klein, nel 1964, in Nuclear Physics, scrive che "non
sembra plausibile supporre che Giordano di Sassonia si
possa identificare con Giordano Nemorario".
C'erano due studiosi, dunque, che non si accodavano
al gregge! Ma com'era nata, allora, quella voce? Chi, per
primo, aveva sostenuto questa identificazione? Mi chiudo
in biblioteca. E lo scopro: il primo era stato - nel 1314
- uno storico inglese, tale Nicholas Trivet di Norwich
teologo e frate domenicano!
Quindi la quasi totalità delle pubblicazioni, testi scientifici
e biografi e, danno quasi per certo che Giordano
Nemorario altri non sia che il beato Giordano di Sassonia.
Ma le domande sorgevano numerose: come mai di
questo oscuro Giordano - il precursore di Leonardo da
Vinci! - c'è stata tramandata tutta la sua copiosa opera
scientifica mentre della sua vita assolutamente nulla? E
ancora, chi era questo secondo beato, Giordano di Sassonia,
con cui veniva identificato? Risposta: un frate nero...
il primo grande inquisitore alla testa degli inquisitori di
Lombardia, Toscana, Regno di Sicilia, Germania, Spagna
e Francia! Ho provato a immaginare questo scienziato immerso
nello studio della matematica... della scienza che - a suo
dire - poteva donare a tutto ciò che lo circondava "la
bellezza della verità e la verità della bellezza", ho provato
a farlo avvicinare, con una torcia in mano, a uno dei tanti
orribili roghi, a guardarlo mentre assiste agli spasimi di
morte delle povere creature che bruciano vive sotto i suoi occhi.
No. Il Giordano che immagino io non avrebbe mai
brandito una di quelle torce.
Così è iniziato tutto. A partire dalla verifica della storia
del manoscritto: l'ambientazione appartiene alla storia
conosciuta, quella di Giordano, invece, è una tragedia che
si è tentato di cancellare col sangue. Dopo tanti secoli è
toccato a me dissotterrarla. Se qualcuno ha guidato i miei
occhi nelle viscere della terra per testimoniare il massacro
di un popolo, poteva contare solamente sulla mia conoscenza
dell'occitano e sul mio modo di concepire la scrittura,
"affilata di conoscenza e amara di nostalgia se vuol
scuotere l'uomo dal suo torpore".
L'eminente professore di storia della scienza Alfred Rupert
Hall, dopo essersi pleonasticamente chiesto: "Perché
ora, piuttosto che prima o dopo?" e "Perché qui anziché
là?", ritiene di aver risolto il "busillis" sostenendo che "il
problema del verificarsi di un certo evento può essere
semplicemente l'inverso del non verificarsi di tale evento
" e pontificando che "la rivoluzione scientifica dell'inizio
dell'epoca moderna avrebbe anche potuto non aver
luogo". Ebbene, a mio parere questa è un'affermazione
semplicistica.
Negli anni che precedettero la prima pubblicazione di
Eresia pura (La Via del Sole, Edis, 1996) mi ero gettato anima
e corpo nello studio della storia della scienza. Ancora
oggi ritengo questi studi essenziali per comprendere la
storia dell'uomo, ed è inevitabile approdare al conflitto
tra Ragione e Religione, un conflitto che ha segnato le
sorti dell'umanità.
Nel 2005 al Museo Archeologico di Napoli ebbe luogo
una mostra intitolata "Eureka! Il genio degli antichi". I
giornalisti che segnalarono l'evento, rinunciando al loro
spirito critico, si accodarono alle parole del ministro per
i Beni culturali Rocco Buttiglione, il quale scrisse che
"la grande Biblioteca di Alessandria sparì" e che, sì, "in
quell'era si produsse una fondamentale rivoluzione
scientifica", ma che poi "quell'epoca tramontò, per motivi su
cui ancora ci si interroga e difficilmente troveremo una
unica e soddisfacente risposta".
Ho dedicato parte della mia vita a tentare di spiegare
questi "motivi" sui quali ci si interroga ancora. Ho utilizzato
testi come La rivoluzione dimenticata, del professor
Lucio Russo, ordinario di calcolo delle probabilità all'Università
di Tor Vergata, dove si dimostra in modo inoppugnabile
a quali livelli fosse giunta la rivoluzione scientifica
iniziata dai Greci 2400 anni fa, nel IV sec. a.C., e culminata
nel crogiolo di cultura scientifica che fu la Scuola
alessandrina. E ho trovato una unica più che soddisfacente
risposta, ampiamente e capillarmente documentata nella
mia trilogia storica: il cammino filosofico e scientifico
dell'uomo è stato arrestato dallo scellerato patto, così lo
chiama Gibbon, tra l'Impero romano morente e la
Chiesa cattolica nascente, culminato nell'anno 415 d.C. con
l'annientamento della scienziata alessandrina Ipazia e di
tutta la sua scuola. In quell'anno ebbe inizio l'oscurantismo
cristiano che ha depredato la specie umana di oltre
1200 anni di progresso.
Otto secoli dopo il massacro di Ipazia, un altro oscuro
scienziato tentò di far conoscere al mondo le Chiavi del
sapere, strappandole alla polvere insanguinata delle biblioteche.
Quell'uomo era Giordano Nemorario, e questa è la sua
storia.
Roma, marzo 2012
|
|