Introduzione di Tarcisio Muratore
alla raccolta di racconti "A-MORS"

Caro Adriano,
inutile che continui a parlarmi dei tuoi sogni: io non credo nei sogni e, se ci credo, sono più propenso
a chiamarli incubi, anche quando si presentano sotto le mentite spoglie di una visitazione del dio salvifico
donatore di rimedi. Certo, non vi è alcun dio nei tuoi sogni: sei un oniromante infedele, tu! - Le tue visioni
non hanno nulla in comune con quelle che, per secoli, hanno affollato le speranze dei pellegrini nei templi di
Epidauro, di Pergamo, delle centinaia di altri luoghi sacri che costellavano il Mediterraneo e il vicino Oriente.
Tu non ti chiami Elio Aristide, anche se ti piace frequentare i suoi stessi maestri. No, nei tuoi occhi si
affollano presenze di ben diversa natura: non le numinose apparizioni notturne, ma figure di luce abbagliante;
non gli ectoplasmi dai destini incerti, ma le solari creature della Ragione, le sue feconde passioni. Già,
perché la Ragione - per te - non è la dura padrona della mente, non rende schiavo il cuore, ma è Signora
prolifica che entrambe nutre con una stessa linfa, con uno stesso sangue. Lei vedi apparire, nei tuoi sogni,
per lei vibrano le tue fibre umane, ogni minuto dei tuoi giorni, in ogni tuo battito di ciglia.
Ne frequenti la corte, ne indaghi il mistero. Ti accendi al suo fuoco, ne possiedi il segreto. E lo riveli a
tutti, a tutti ne porgi almeno una scintilla. Sei generoso, tu che appicchi l'incendio alle nostre fragili
trame esistenziali, alle nostre sterpaglie infeconde; che ci vuoi forti nel tuo esempio. Per te non esistono
mediazioni: o si arde o si muore. E questo ardere si chiama Amore…
… che freme di sdegno per chi è calpestato dall'arroganza ottusa del potere…
… che si emoziona e si esalta sulle note di una musica celeste…
… che si raccoglie, tenero e potente, nei profumi e nella carne di giovani fanciulle…
… che grida e bestemmia per non sparire nelle pieghe del tempo. Che vuole farsi eterno.
Dei tuoi racconti è il protagonista. E sempre si accompagna alla Bellezza, sua compagna e sua adepta.
Come resistere senza?
Nei tuoi racconti non ci sono mezzi termini: tu sogni, ma non ti illudi: quale stupenda contraddizione!
Non sei come me: io soffro in ogni parola appena detta, appena tracciata sul bianco di un foglio. Sono più
arido del più deserto dei deserti, io; più disilluso di una fonte prosciugata; tu sei un diluvio, invece,
che vivifica l'intelligenza; e sei la lava di un vulcano che non uccide, ma salva l'innocenza, dalle altre
violenze la protegge, che la riscalda dal gelo dell'indifferenza. Io sono riluttante come un mulo, ho solo
deboli radici nell'adesso. Odio il passato e rinuncio al futuro. Tu abiti mondi diversi: ti sposti avanti e
indietro a tuo piacimento, segui l'invito delle tue sinfonie, dilati questo universo che ti va stretto: tu
dichiari certezze, io testimonio fallimenti.
Eppure rimani con i piedi per terra: le tue storie non tradiscono la Storia. Anzi essa sola è sacra, perché essa
sola ci appartiene. Sì, sacro è soltanto ciò che è nostro, che possiamo sentire veramente umano, nel fuoco della
Verità pulsante: che può anche estinguersi, sì, ma che nessuna ideologia, nessuna Chiesa può veramente spegnere
e soffocare. Tu sai che dalle ceneri nulla risorge e tutto rinasce, eterna Fenice di una perenne giovinezza,
forza potente che pervade l'immenso…
Se questi sono i risultati, caro amico, ti prego: continua a sognare, fallo anche per me. Prima o poi anch'io
ti seguirò sulla stessa via del sole.
Tarcisio Muratore