IV di copertina de La cattedrale dei pagliacci

Chi è che uccide in modo così orrendo i
più noti scrittori di Roma? In che modo ne sono coinvolti gli editor e gli uffici stampa delle maggiori case
editrici? Chi sta plagiando chi?
Il commissario Vilardo, giovane, colto, ricco, oggetto e vittima a un tempo del fascino femminile, indagherà
sino all'ultimo respiro. Quello del dolore.
"La cattedrale dei pagliacci" (Robin Edizioni)
di James Adler (pseudonimo di Adriano Petta)
Il romanzo si articola in più parti e propone al lettore itinerari umani,
dove convergono interessi multipli per l'ampiezza dei suoi contenuti, che documentano comportamenti schizofrenici,
all'interno di una società che vorrebbe porsi al di sopra di ogni sospetto. Ultimato il primo sguardo panoramico,
La cattedrale dei pagliacci suggerisce procedimenti a marce alternate, per meglio affrontare l'ampiezza
documentaria dei suoi contenuti. Una prima lettura veloce permette di cogliere, nel suo insieme, accadimenti,
luoghi, profili di personaggi che l'Autore conduce abilmente attraverso i labirinti oscuri di una città splendida
e corrotta, qual è Roma. La rilettura, attenta e strutturata del testo, consente di investigare a fondo i
comportamenti ed i travagli interiori che spingono i due protagonisti principali a muoversi attraverso le strade
della città, dal centro della sua anima pulsante alle estreme periferie storiche. La cattedrale dei pagliacci
è un romanzo che coinvolge e mantiene costante l'attenzione del lettore. Un caso complesso, dagli esiti incerti,
a causa di programmate strategie di occultamento delle prove, contro cui si frangono gli impegni della coppia
investigativa.
Il commissario Daniele Vilardo, scrupoloso, intelligente e perseverante, si muove freneticamente come un bracco
sulla scia di un odore intermittente, di una percezione sottile, indefinibile come il prodotto di un sogno, che
lo proietta lontano dall'asse primario della vicenda. In coppia con l'Ispettrice Sara Vulpiani, il Commissario
si muove a disagio tra i corridoi tortuosi del caso, la cui ambivalenza gli impedisce di pervenire alla
condensazione dei fatti, presi in esame. Un intricato rapporto, quello dei due investigatori. L'indagine è spesso
inquinata da reazioni emotive, da stati emotivi che ostacolano un produttivo lavoro di coppia. Il turbamento
emanante dalla vicinanza di Sara vanifica, in Daniele, il tentativo di conservare una rigida separazione tra
l'impegno professionale e l'attrazione manifesta che la giovane esercita su di lui. Reazioni nuove radicate
su rapporti antichi, maglie per la catena che terrà uniti i due giovani per l'eternità.
"Respiro a fatica…" - "Non ce la faccio a trattenere tutto quello che mi sta dilaniando dentro…" Al giovane
Commissario, nella squallida cornice del Cimitero, rimane solo questo: uno strazio immenso, un frustrante
senso di fallimento che dilata la pulsione aggressiva verso se stesso. Nella tristezza di Novembre sfumano gli
intrighi della capitale, i roghi di Roma, le quattro versioni della Cattedrale di Rouen di Monet, i giochi
perversi dei pagliacci, che hanno innescato una reazione incontrollabile di violenze e di morte.
Depistato abilmente dalla geniale lucidità del serial killer, la percezione filiforme che aveva fatto da
sottofondo alle indagini condotte dalla coppia, non era mai giunta a sviluppi illuminanti. Quell'embrione
mummificato tra le pieghe di una mente vivace, ma facilmente soggiogabile dal fascino femminile, aveva fatto
da sipario oscurante, anche dopo la riapertura del caso, troppo frettolosamente archiviato. L'intrusione
violenta dei ricordi, diviene scambio di fusione nell'abisso che lo esclude dalla realtà e lo congela nel
dolore. La vicinanza di Silvia è mano fresca sui brucianti pensieri del giovane. Sulla vertigine dell'ora si
frantuma ogni suo interesse, il volto senza maschera, l'anima vulnerabile e persa. La mente geniale del serial
killer manovra destini, emette sentenze dal buio della sua anima, celebra una liturgia di morte in solitudine,
stella in caduta libera verso abissi di annientamento, sorretta soltanto dal fuoco che alimenta la sua sete di
vendetta.
La cattedrale dei pagliacci è un romanzo ma potrebbe essere proposto anche come testo di Criminologia, per lo
studio del diffuso fenomeno del seria killer, in Italia e nel mondo, spesso rimosso, taciuto, sottovalutato e,
per questo, in continua espansione, con azioni omicidiarie delle più efferate. È un testo che si apre a ventaglio
sulle realtà di una città da amare e da temere, come lo fu per Mann, per Goethe e per infiniti altri personaggi
illustri del passato. Una città splendida nella sua sfrontata arroganza, ambigua e sfuggente nella sua duale
identità. Vite disperate, dissipate, distorte, arrese, all'ombra del più grande tempio della cristianità, sono
indagate senza piani censori e fuorvianti dall'autore. Una eccezionale coerenza narrativa che insegue figure
in ombra, piste labili, maneggi occulti, soltanto intuiti, munita di esigue costruzioni ausiliarie in cui il
bruco nero della follia ha scavato tunnel di perdizione.
Rosa Amato