" Postfazione della poetessa Rosa Amato "
Il romanzo di Marusja:
dietro le quinte, ancora Laura
Attraverso l'astrazione del pensiero si può giungere ad
ipotizzare realtà sconosciute, con l'ausilio di attimi intuitivi che aiutano a sintetizzare storie e situazioni.
Lungo percorsi di esasperazione psicologica e passionale si dipana la storia segmentata di Nicola e di Laura, tra
luci effimere ed ombre fonde, raramente sfiorata da un ritmo regolare nelle allucinatorie scansioni del cuore,
nelle stravolte impalcature della mente.
Adriano Petta si avventura su percorsi di silenzi con voci di uragano, in continenti oscuri, con uno stile
personalissimo, irruente, colorito, dissacratore, privo di forzature o finzioni di copertura.
I paesaggi molisani sono bacini di accoglienza dove vanno a sedimentarsi disperazione e spezzoni di memorie
antiche. Sono nicchie raggelate che mutano in cristalli lacrime e pensieri, dove il cuore rimbalza tra i detriti
come un ciottolo di fiume, sospinto dalla piena. Tutto è mutato, attorno! Il reale tracima nel fantastico per
riappropriarsi di magie scomparse, per recuperare un tempo arcaico, ancora vivo nei nuclei dell'anima e della
memoria.
L'autore delinea la personalità di Nicola con tratti decisi come pennellate, creando luci ed ombre in un sapiente
gioco di mescolanze cromatiche che rivelano una femminilità profonda e sensibile. Poi, improvviso, quando la
ragione si fa tenebra, lo stile scivola su passaggi di devastante crudezza, dove l'amore e la musica imparano
il più temibile dei linguaggi: quello della schiavitù e della tirannide dei sensi.
Inizia la discesa agli inferi e lo scollamento tra follia e realtà, tra sogno e delirio. Il predominio delle
pulsioni sulla volontà squalifica i sentimenti e sprona verso passi che valicano confini etici e morali.
Gradino dopo gradino, prende forma la piramide capovolta, si delinea il piano di un nichilismo che punzona i
bordi scarlatti di una mente già compromessa.
Nella Bologna ingrigita dalla pioggia ininterrotta, negli accesi attimi in cui serpeggia il fulmine, si
staglia la figura di Laura adolescente dagli ambigui occhi verdi, Lolita intrigante che domina la figura paterna
e la porta alla dannazione.
Il romanzo di Marusja è la risultanza di una società che aiuta l'uomo a perdere se stesso, a smarrire il senso
della vita e delle proporzioni esistenziali, dove Dio è assente e non "morto", come asserisce Nietzsche.
Restare a galla con qualunque mezzo… Un imperativo che annulla la correttezza ed aumenta la confusione mentale.
L'essenzialità della vita s'innesta, per farne un ibrido, in sogni aberranti dove i confini tra l'amore
trascendente e la passione devastante saltano sotto l'impeto di forze scatenate e prive di argini.
Laura giovane, Laura bella, Laura procacemente ingenua che esercita un fascino perverso sulla volontà di Nicola,
che è già conscio dei segnali di pericolo emananti da quella giovane, fin dagli anni della fanciullezza.
La musica diviene strumento di dominanza nelle fantasie di Nicola, una trasposizione delle sue frustrazioni
corrosive. Laura diviene l'ara su cui trasferire la musa incistata nei corridoi bui del suo pensiero. Si fa
tramite tra il suo delirio cronicizzato e la fanciulla che alla musica dedica una parte cospicua dei suoi anni,
all'apparenza innocenti, ma già saturi di significanze trasgressive e seduttrici.
Un arcipelago frastagliato racchiude destini, accende il sangue e spegne la ragione, non più in grado di
arginare quel devastante richiamo incestuoso, da sempre presente in alcuni ambienti, come apprendiamo da tutte
le culture, classiche e moderne. Attraversare in apnea i momenti dell'abisso… per il recupero di quella luce
che mai penetra profondità ragionevoli, che mai si fa complice di intrighi e di tensioni esaltanti.
Nodo, Crisi e Scioglimento: un dramma in tre tempi… Vite in bilico, momenti di titubanze, di dubbi, di panico.
E anime che nei tumulti delle passioni, dei falsi miti e dei ricorsi a fantastiche realtà per sopravvivere,
siglano patti che negano la libera affermazione di un se libero, vincolato dai freni lubrificati di una
coscienza vigilante, che addita dimore dove l'essenza umana si stacca da un punto di vista soggettivo e si
misura con la crudezza della vita. Nello Scioglimento del dramma tutto è già definito, tutto è ormai concluso.
Nicola è solo, col poco che la vita gli ha prestato e che ora è sul punto di riprendersi. Laura, ancora
Laura… "viva, bellissima, mia. Timida e spaurita". Destini incrociati, nodi intricati e crisi con pupille
feline che inondano pianori di morte.
E schegge di luci improvvise che illuminano sentieri già percorsi, che risuscitano magie infinite mentre la
montagna respira, parla, fruga fin dentro l'anima. Nel gioco delle nubi sfilacciate, volti antichi appaiono e
scompaiono. Premono i ricordi… La via luminosa, dalla valle fino alla sommità del monte. L'Ave Maria cantata
dai valligiani, quel tremito infantile improvviso, la mano materna che conduce il piccolo figlio verso il
punto dove si condensano le voci dei fedeli. Un canto corale… una musica sacra e nel cuore del bimbo germina
il fiore tragico che si regge sulle note di altre musiche che braccheranno gli anni giovanili di Nicola.
Una passione struggente che dilata dimensioni e trascina mente e cuore nelle rarefatte atmosfere della follia
pura e intraducibile.
Dietro le quinte, ancora Laura. Un sipario di serico spessore si muove appena sotto il respiro di una tragedia
già definita nei più minuti particolari. Avanza sulle scene con movenze sinuose, i verdi occhi splendidi fissi
in quelli di Nicola, vulnerabile e seducente insieme. La sua coda di cavallo sfiora il viso dell'uomo, guida i
suoi pensieri e stravolge cuore e sensi.
Sulle note di una melodia ossessiva, sui tasselli sparsi di un mosaico demenziale andato in frantumi, s'incunea
la voce di Francesca che cerca di strapparlo via dalla sua ossessione. Fuori l'uragano sconvolge la dotta
Felsina, la città-teatro che ha edificato per Nicola una vita in sospensione, già segnata da un destino di
morte.
Sotto la rabbia del vento la città ha voce di pianto, gemiti di dolore. Il cuore esplode. Si accendono i
ricordi e passato e presente si abbarbicano insieme, si annullano nel delirio che presagisce la fine di una
trama allucinatoria.
Laura avanza, bella come la Venere uscente dalle acque. E il Colle dell'Orso, il lago, la pioggia, i petali
trasparenti, il canto della natura che strega e dona l'oblio. In un universo pietrificato, esplode una frase
illuminante: "Non esiste possibilità di fuga verso altre scene…"
L'uomo, come Tarconte, traccia con l'aratro dei suoi pensieri il perimetro del suo cuore, asilo o prigione, e
gli dà un nome.
Laura-Marusja è il nome della cittadella tracciata da Nicola, splendida ed irreale, saccheggiata e distrutta
dall'impeto di una passione che tutto ha incenerito, come lo specchio ustorio del celebre Archimede.
Roma, settembre 2005