LA VIA DEL SOLE

Introduzione

      All'uomo che si apprestava a vivere l'imminente chiusura di millennio, disilluso e insieme già proiettato nella dimensione futura, un romanzo storico può forse non interessare: la storia - a lui - non ha più nulla da dire, è passato, è inutile oscurità.
      Ma proprio dentro al buio che pervade la nostra mente, ecco spuntare all'orizzonte una luce, fioca all'inizio, man mano più accesa e brillante: La via del sole, un romanzo dal titolo profondamente metaforico, che nel suo perfetto raccordo tra storia e racconto, realtà e fantasia, ha molto da dire all'incredulo lettore di oggi, ha molto da insegnare.
      Ci si chiede: "Dove porta questa via? Perché seguirla? Fin dove? Fino a quando?". Per trovare una risposta basta calarsi nei panni di Jordanus de Nemore, il protagonista, per vivere con lui il lungo e travagliato cammino alla ricerca delle chiavi del sapere, le uniche in grado di dare all'uomo lo strumento indispensabile per la conquista della libertà. La libertà vera, la libertà di pensiero. Solo così l'uomo può essere veramente uomo: obbedendo alla propria coscienza, alle leggi della ragione, egli si fa promotore di progresso.
      E però importante che il sapere non rimanga gioiello prezioso al dito di pochi eletti, ma si faccia cultura; aiuti il popolo ad essere veramente popolo, non massa; permetta ad ognuno di alzare la testa chinata sotto l'eterno giogo del potere, per scrollarsi di dosso la schiavitù, per eliminare ogni diversità di razza, di religione, di sesso.
      Mentre studio sono libero: mentre la mia mente indaga ed apprende, ho vinto la schiavitù: Il cammino di Jordanus non è allora quello di un eroe, ma quello dell'uomo che, conoscitore di ciò che è Bene e di ciò che è Male - in quanto egli stesso esempio vivente della battaglia tra i due opposti - sotto la guida del libero arbitrio, donatogli da Dio, percorre la via verso il Bene, verso la Verità.
      A questo punto, ci si accorge con stupore che la penna dello scrittore ha lasciato la pagina per suggellare verità di un'eterna universalità: si coglie fra le righe il disegno ( o il sogno? l'utopia?) di una democrazia che abbracci il Creato intero, superiore alla razza e alla religione, guidata nel suo realizzarsi dai filosofi e dagli uomini di scienza che, in silenzio, senza voci roboanti, diffondano nel mondo sapienza e amore, per donare a tutto ciò che ci circonda la bellezza della verità e la verità della bellezza, tesori dei numeri e delle formule dei grandi pensatori della Grecia antica: Aristotele, Pitagora, Archimede, Euclide…       Si capisce ora l'importanza della storia nel romanzo, di quella storia che, per tradizione (non ancora del tutto sfatata), si permea di buio: un buio che, in netto contrasto cromatico, ostacola il cammino verso l'astro fulgente della Verità, obbligando l'uomo a brancolare, timoroso, scoraggiato, stanco… facile preda di false guide.
      È questo il quadro del mondo medioevale, dipinto dallo scrittore con accurate pennellate, con colori chiaroscuri, con minuziosi contorni: un Occidente cristiano arroccato nella falsa convinzione della propria superiorità, attento a conservare il proprio potere, disposto a tutto pur di mantenere la supremazia che Dio gli ha riconosciuto. Papi, re e imperatori che si contendono lo scettro e il pastorale, sperimentatori anzitempo del motto il fine giustifica i mezzi, pronti a costruire ed a rompere alleanze, a lanciare scomuniche, ad accettare umilianti sottomissioni, pur di raggiungere il loro scopo: il potere supremo e universale. In nome di Cristo ogni testa che dal popolo - da quello che essi vogliono gregge - si alza alla ricerca della Verità viene mozzata; ogni voce che condanna la corruzione viene strozzata; ogni mano che lavora alla diffusione del sapere viene arsa; infine, ogni coscienza che si fa libera viene condannata come eretica. In nome della Chiesa di Roma, unica depositaria della volontà di Cristo e della Verità, si sterminano intere popolazioni, colpevoli di non essere cristiane o, solo, di avere scelto di seguire un altro cammino, diverso ma pur sempre volto verso Dio.
      Questo lo sfondo. In primo piano si recita la spaventosa tragedia dei Catari - dramma dell'intero popolo occitano - sterminati dall'armata di Cristo per il loro rivoluzionario credo, i cui comandamenti nient'altro sono che la carità verso i fratelli, la purità dei costumi, l'amore verso Dio, la diffusione del sapere.
      Le atroci grida ancora stridono nelle orecchie; il fetore del sangue sgorgante dai corpi straziati e delle membra arse in immani roghi tormentano le narici; la serenità dei volti inebria il ricordo. L'atmosfera è tetra: fiamme e caligine. Ma una speranza nasce dall'oscurità della morte: La via del sole.

Antonella Simonelli


IV di copertina de La via del sole

      Sullo sfondo di un'immane tragedia - il massacro dei Catari e il genocidio del popolo occitano, tra XII e XIII secolo - si svolge l'avventurosa vicenda di Giordano Nemorario, genio precursore di Leonardo da Vinci, la cui vera identità fu volutamente occultata dalla storia ufficiale della Scienza.
      Per una fortuita coincidenza, quasi nove secoli dopo, Adriano Petta ne riscopre le tracce e ne insegue il mistero, durante dieci anni di ricerche e di viaggi in ogni angolo d'Europa.
      Ripercorrendo il cammino di alcuni manoscritti, partiti dall'Armenia nel VII secolo e contenenti le chiavi del sapere, egli rivela non solo il volto di un'epoca, ma la lotta drammatica di un uomo per la libertà di credo e di pensiero, contro ogni tentativo di soffocarla.
      Nasce così La via del sole, opera fortemente segnata dalla contrapposizione tra il Bene e il Male, romanzo destinato a sollevare discussioni e polemiche, ma - prima di tutto - ad emozionare il lettore e a conquistarlo con pagine di vibrante sensibilità narrativa.