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Intervista ad Adriano Petta
Intervista di Grazia Casagrande (Wuz marzo 2010)
Oggi sono in tanti a parlare di Ipazia,
libri e film escono su questa scienziata, ma certamente tu sei stato forse il primo in Italia a coglierne il significato.
Secondo te come mai questa tardiva scoperta?
Tardiva per tutti, naturalmente! Pensa che io sono studioso di storia della scienza... eppure questa
grande figura l'ho scoperta solo una ventina di anni fa, mentre ultimavo la stesura del mio secondo
romanzo storico ("Roghi fatui"). La storia di Ipazia è stata volutamente tenuta nascosta perché
racconta di un rovesciamento di ruoli. Noi siamo cresciuti con la convinzione che i pagani erano
coloro che bruciavano vivi i cristiani... ma con questa storia di Ipazia veniamo a sapere che – dopo
un breve periodo di persecuzioni da parte dell'impero romano nei confronti dei cristiani – è iniziato
lo sterminio ed il genocidio dei pagani e degli ebrei da parte dei cristiani. La storia di Ipazia è anche
e soprattutto questo: come è nata la chiesa cattolica, uno stato spietato che nulla ha mai avuto a
che vedere con Gesù Cristo e col suo puro messaggio d'amore, uno stato che ha indicato a re e
imperatori una sola strada: sterminio, genocidio, inquisizione. Soprattutto, bruciare le biblioteche,
il sapere, la conoscenza, non permettere mai che il popolo potesse studiare, leggere, imparare...
perché un uomo colto è molto difficile da rendere schiavo. E Ipazia è stata una rivoluzionaria in
questo senso: non si limitava a studiare nella prima università della storia, ma usciva per strada per
insegnare alla gente comune un po' di matematica, di astronomia, a usare la Ragione. Per questo
lei, Ipazia, l'annessa biblioteca di Alessandria – la prima biblioteca della storia aperta non solo
agli studiosi... ma alla gente comune, al popolo –, e la scuola alessandrina... dovevano sparire.
Ed è quello che il futuro San Cirillo, il creatore del dogma della verginità di Maria, padre fondatore
della Chiesa, la fece fare a pezzi nella cattedrale cristiana – il Cesareo – affinché questo massacro
assumesse un carattere simbolico, affinché nessuna donna più si avvicinasse – nel corso dei secoli
futuri – alla scienza.
Una storia come questa la conoscevano in pochi, una élite culturale. Dopo 1600 anni, è venuta a
galla. E lo strano non è quello che sta accadendo in questi anni, anni in cui la gente comune vuol
conoscere questa vicenda... lo strano è – appunto – che per ben 1600 anni nessuno ne abbia mai
parlato o scritto.
Parliamo di Ipazia, che cosa ti aveva colpito della sua vicenda?
La sua determinazione. Non aveva paura di nulla. Era perfettamente cosciente che lei e la sua
scuola rappresentavano l'ultima diga per tentare di arrestare l'oscurantismo galoppante, la fine del
libero pensiero, dell'indagine scientifica, della speculazione filosofica; sapeva che correva il rischio
di venire cancellata dalla vita e dalla storia. Eppure non arretrò mai, riuscendo ad essere tenuta
in grande considerazione dalla gente umile... ma anche dai potenti. Sapeva che era diventata un
simbolo, un punto di riferimento, un faro. Sino all'ultimo attimo della sua esistenza, guardò la vita
con il sogno d'un mondo migliore. Sono rimasto preso da quell'antica luce femminile di sapienza,
dallo spiraglio di libertà sgorgato dal suo sogno per un mondo senza guerre e senza schiavitù
dogmatiche... in cui la via della Ragione fosse la principale guida della nostra specie, la via a cui ha
diritto ogni essere umano.
Qual è la lezione che possiamo ancora trarre da lei?
E' importante ricordare che l'UNESCO, circa vent'anni fa, ha creato un progetto internazionale per
favorire piani scientifici al femminile, in quanto ancora oggi solo il 5% delle donne è ai vertici. E
questo progetto internazionale, la cui sede è a Torino, lo ha chiamato "Ipazia".
Nella storia umana c'è stata una determinazione che ha unito quasi tutti i popoli: estromettere la
donna dalla storia, perché la donna era il vero nemico che poteva fermare l'uomo dal suo progetto
di guerra continua. E così abbiamo assistito all'attuazione di questa emarginazione, affinché l'uomo
– da seimila anni sempre al comando della storia, fin dalla creazione da parte dei faraoni egiziani,
dei primi eserciti di aggressione – potesse continuare a fare guerre. E questa emarginazione è
stata fortissima soprattutto nel campo della cultura e, in special modo, della scienza. Ma alcune
donne coraggiose non si sono arrese e – lottando contro difficoltà inimmaginabili – non si sono
perse d'animo, ed hanno proseguito i loro studi. Oggi ai vertici della scienza solo il 5% è donna,
mentre la manovalanza è quasi il 70%. Ma alcuni segni ci mostrano che qualcosa sta cominciando
a cambiare... come ad esempio nel tempio della fisica moderna, nel LHC di Ginevra, dove si
sta cercando il bosone di Higgs... la particella dell'antimateria, quell'antimateria scoperta dalla
scienziata americana Vera Rubin: ebbene, lì, nel CERN di Ginevra, lavorano migliaia di scienziate
donne... e il progetto più ambizioso (quello del bosone di Higgs) è affidato ad una giovane scienziata
italiana! Da parecchi anni il direttore dell'ESA (l'Agenzia Spaziale Europea)... è una donna, italiana,
Simonetta Di Pippo! La lezione che possiamo ancora trarre dalla storia e dall'insegnamento di Ipazia
è che il genere umano non può fare a meno della donna portatrice di vita, del suo apporto creativo
che compensi l'aggressività naturale del maschio della specie.
Il rapporto tra religione e scienza, ricerca e progresso ha ancora elementi da scandagliare?
Purtroppo, visti i tentativi di alcuni governi oscurantisti come quello dello statunitense Bush e del
nostro – sotto l'egida della ministra della pubblica istruzione Moratti – dobbiamo dire che la lotta fra
Ragione e Religione ancora è in atto... Mi riferisco al tentativo di proibire la teoria evoluzionistica
di Darwin lasciano campo solo alla teoria creazionistica religiosa. In Stati Uniti venne approvata,
mentre in Italia, a seguito di un sollevamento da parte di tutti gli uomini di cultura, non riuscì a
passare...! Per cui, soprattutto noi italiani, dobbiamo vigilare perché l'ingerenza delle chiesa cattolica
nella nostra vita resta forte, pesante (pensiamo alla fecondazione assistita, all'aborto, alle cellule
staminali etc.).
E pensare che mentre Ipazia era in vita quella gente (gli elleni, i pagani...) nel tempio di Serapide
che sorgeva sopra la famosa biblioteca alessandrina, davanti alla statua del loro dio avevano
sistemato una colonna votiva, e sopra di essa avevano posto un mesolabio... uno strumento
matematico, costruito da Eratostene, antesignano del regolo calcolatore. Avevano raggiunto
l'accordo tra Ragione e Religione. E i sacerdoti del tempio si chiamavano filosofi-sacerdoti, e dopo
aver officiato nel tempio, scendevano nella biblioteca a studiare matematica, astronomia, filosofia. Mi
dispiace che Alejandro Amenabar – il regista del colossal "Agora" da poco nelle sale italiane – abbia
compiuto un falso storico rappresentando quei sacerdoti come dei capi politici freddi e spietati... per
tentare di effettuare una par conditio atta ad attenuare la portata rivoluzionaria della storia di Ipazia.
Quella scena in cui Olimpio, il capo dei sacerdoti, fa tirare fuori carri grondanti di armi, li consegna
ai pagani e li manda ad ammazzare i cristiani... non solo è inventata, ma non poteva mai essere
accaduta, visto che in una città romana nessuno poteva possedere un'arma... E non a caso alla
povera Ipazia i monaci-assassini, le squadracce del vescovo Cirillo, la massacrarono con dei gusci
di conchiglia affilati, in quanto come armi possedevano solo pietre e bastoni di legno!
Perché Amenábar, nel film "Agora", ha cambiato la storicità di alcune scene della vita di
Ipazia?
Soprattutto riferendomi al massacro finale della grande scienziata alessandrina,una crudeltà così
orribile, come avvenne nella realtà, non sarebbe servita a niente mostrarla... Forse per non doversi
scontrare con la voce indignata del Vaticano... Dobbiamo pensare che – nonostante la versione
edulcorata cinematografica della ferocia dei parabolani – un vescovo cattolico degli Stati Uniti,
appena apparve questa pellicola, ebbe a dire che tutti gli stati del mondo avrebbero dovuto proibire
la proiezione di "Agora"... perché aizzava l'odio fra i popoli! Ma non fu massacrata soltanto una
grande scienziata: furono cacciati, esiliati e uccisi anche quasi tutti gli ebrei, pagani, novaziani di
Alessandria. Fu chiusa per sempre la scuola di Alessandria, furono fatti sparire tutti gli allievi di
Ipazia, fu bruciata la biblioteca più grande del mondo (assieme a tutte le altre, quelle di Pella, Atene,
Antiochia, Efeso, Pergamo). Ebbe inizio l'oscurantismo che fece precipitare il mondo intero nel
buio. Di Ipazia fu bruciato tutto, il suo massacro venne progettato e attuato nella cattedrale cristiana
perché doveva essere un simbolo: mai più nessuna donna avrebbe dovuto più frugare tra le stelle.
La figura di Ipazia va anche vista alla luce del suo insegnamento: quando è importante la
libertà dell'insegnante per tutelare la crescita culturale e intellettuale degli individui?
Senza voler sminuire minimamente la figura di Ipazia come maestra, ci tengo ancora una volta a
sottolineare il fatto che ad Alessandria d'Egitto operarono i più grandi geni dell'antichità (Archimede
da Siracusa, Aristarco di Samo, Tolomeo, Eratostene, Erone, Ctesibio, Maria l'Ebrea... la madre
della chimica moderna, Teone, Ipazia). Essi studiavano nella prima "università" della storia. I
Tolomei prima e gli imperatori romani dopo davano a questi studiosi indennità ed immunità, in modo
da lasciarli liberi di studiare, di pensare, di creare le basi per un mondo migliore. Questo avvenne
per 700 anni. Aristarco di Samo propose la sua teoria eliocentrica, non riuscì a convincere i suoi
colleghi... ma non per questo gli altri studiosi o i filosofi-sacerdoti lo bruciarono vivo... come fu poi
fatto con Giordano Bruno, o con Galileo Galilei costretto all'abiura e al carcere. Quegli studiosi erano
liberi di studiare, di insegnare agli allievi che giungevano da tutto il mondo, potendo consultare
i 700 mila volumi contenuti nella biblioteca. Re e imperatori avevano capito benissimo che lì si
giocava la partita più importante della storia umana, e per questo davano indennità e immunità agli
insegnati. Ipazia dette una svolta al ruolo dell'insegnamento: di giorno insegnava nel centro studi, di
pomeriggio indossava il mantello nero dei filosofi e se ne andava all'agora e per le vie di Alessandria
a parlare con la gente semplice, umile, ad insegnare loro un po' di numeri e di astronomia. Poi
la notte, a casa, nel suo laboratorio, cercava di trasferire la "teoria nella materia", costruendo
apparecchi di pubblica utilità... come l'areometro, l'idroscopio e l'astrolabio... importantissimo per
la navigazione. Ecco Ipazia la rivoluzionaria: il suo insegnamento al servizio non solo della pura
speculazione teorica, ma fu la madre della scienza sperimentale, e tutto il suo sapere lo metteva al
servizio dei popoli. Lei e tutti gli studiosi della scuola alessandrina godevano di ogni tipo di libertà,
per potersi dedicare allo studio e all'insegnamento.
Poi avvenne il "patto scellerato" (come lo definì E. Gibbon) fra l'impero romano morente e la chiesa
cattolica nascente, che annoverava fra le sue fila giganti politici come Ambrogio da Milano, Giovanni
Crisostomo da Costantinopoli, Agostino da Ippona, Teofilo e Cirillo da Alessandria... uomini spietati
che furono determinanti per la creazione dell'impero della chiesa cattolica, un impero che come
nemico principale aveva il libro, le biblioteche, gli studiosi, il sapere tra i popoli. Ambrogio assieme
agli editti che mettevano fuorilegge ogni altra religione che non fosse quella cristiana e che tutti i
templi pagani ed ebraici venissero incendiati e distrutti, fece firmare all'imperatore l'editto affinché
fossero bruciate tutte le biblioteche dell'impero, compresa – naturalmente – la più importante, quella
di Alessandria. Che venne puntualmente incendiata assieme a tutto lo scibile umano.
Ipazia, come insegnante, era ancor più pericolosa che come scienziata e donna stimata dai politici,
perché cercò di portare la cultura in mezzo alla gente, come strumento di libertà. Lei combatteva le
schiavitù dogmatiche, lei insegnava a seguire solo il bene più grande che madre natura ci ha donato:
la Ragione. Per questo venne massacrata e i suoi poveri resti bruciati assieme alla spazzatura,
affinché mai più nessuno – e soprattutto una donna – si avvicinasse al mondo della conoscenza.
 
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