"Incroci SÌ crociate No"
di Massimo De Feo - ALIAS, supplemento de Il Manifesto - 13/10/2001

1209, crociata contro i catari, genocidio di un popolo e di una cultura. Incontro con Adriano Petta, autore di "Eresia pura", romanzo storico che fa luce su una delle pagine più buie della Chiesa di Roma

Occidente occitano - Uccideteli tutti
"Nessuna pietà per i criminali! Ai miei occhi i catari sono peggio dei saraceni. Bisogna schiacciare questi seguaci dell'anticristo!": così papa Innocenzo III esortava i crociati inviati nel 1209 a sradicare l'eresia dall'Occitania, nel sud della Francia. Secondo molti storici quella crociata, durata quasi 40 anni, fece oltre 800.000 morti su una popolazione di circa 2 milioni di persone. Nei dialetti della regione, per significare un uomo particolarmente cattivo, si usa ancor oggi l'espressione "es un amaury", ma solo pochi saprebbero spiegarne le origini: se alla testa dell'esercito crociato c'era Simon de Montfort, il vero comandante in capo era il rappresentante del papa, Arnaud Amaury, monaco cistercense, che espugnata la cittadina di Béziers, dove vivevano insieme cristiani, catari, ebrei, valdesi e mussulmani, ordinò ai soldati "uccideteli tutti. Dio saprà riconoscere i suoi!". In quattro ore furono trucidati in 150.000, uomini, donne e bambini. Era il primo atto di un genocidio che "in nome di Dio" avrebbe messo a ferro e fuoco l'Occitania, mandato al rogo migliaia di persone, distrutto la cultura più avanzata dell'epoca e instaurato un oscuro regno del terrore sotto il segno e le torture dell'Inquisizione. Questo contesto storico è lo sfondo, e insieme protagonista, di Eresia pura, pubblicato pochi mesi fa da Stampa alternativa (Collana Eretica, pag.300, L.15.000), un'avvincente romanzo storico scritto da Adriano Petta, 56enne molisano trapiantato a Roma, impiegato Telecom, diversi libri alle spalle e nelle sue parole "un cane sciolto, non appartengo a nessuna parrocchia, scrivo per passione…". Senza alcun lancio pubblicitario, basandosi solo sul passaparola, Eresia pura è diventato un significativo caso editoriale e sta tornando in questi giorni nelle librerie dopo aver esaurito in breve la tiratura iniziale di 2500 copie.

Come sei arrivato a scrivere "Eresia pura"?
Mi sono imbattuto nell'eresia dei catari quasi casualmente. Per mia estrazione culturale io sono un tecnico, mi appassiona la storia della scienza, e la scintilla per questo libro è scoccata mentre visitavo il museo di Gutenberg a Mainz, in Germania. Ero convinto che la stampa fosse stata inventata da Gutenberg nel 1450, ma visitando il museo scopro che invece è stata inventata in Corea 300 anni prima di Cristo… quindi qualcuno ci ha depredato di 1800 anni di cammino, di progresso… Mi promisi che avrei scoperto chi, come, dove. E così nel corso di 4-5 anni, andando a scavare nella polvere vera delle biblioteche e viaggiando a lungo in Occitania, mi sono imbattuto in Giordano Nemorario, uno scienziato del 1200: viene definito il predecessore di Leonardo da Vinci, matematico, meccanico, filosofo, è lui che ha scoperto le equazioni di secondo grado. Ha lavorato assieme a un altro grande matematico, Leonardo Fibonacci. Giordano Nemorario era un converso cistercense che viveva nella residenza estiva dell'Ordine, nell'abbazia del castello di Nemi. Il mio romanzo inizia qui. Nella biblioteca del castello di Nemi, e a Roma in quella di Santa Maria in Cosmedin, c'erano i pochi libri scampati al rogo appiccato dai crociati alle biblioteche di Costantinopoli e d'Alessandria d'Egitto. In alcuni di quei volumi c'era materiale che scottava: nozioni di astronomia che contraddicevano il sistema tolemaico, i numeri indo-arabici, l'arte della stampa... un sapere in grado di cambiare il mondo. Giordano Nemorario lo scopre, viene a sua volta scoperto e deve scappare per salvare la sua vita e le conoscenze di cui è venuto in possesso. Da Nemi fugge nel sud della Francia e qui il suo cammino incrocia quello dei catari, un tipo di cristianesimo molto diverso da quello della Chiesa di Roma: se lì tutto era lusso, arroganza, autoritarismo, corruzione, nepotismo, i catari erano invece semplici, puri di cuore, vegetariani, pacifisti, credevano nella reincarnazione - e quindi non più ricattabili dal terrore dell'inferno - e sono stati i primi ad ammettere anche le donne al sacerdozio. In Occitania c'era un popolo libero dove cresceva la libertà di pensiero, la musica, i trovatori, il commercio, l'arte, si leggevano liberamente sia libri di Aristotele che il Vangelo. Erano ribelli in tutto e per tutto, a cominciare dal fatto che non pagavano più le decime. All'epoca non si poteva leggere il Vangelo liberamente, te lo doveva spiegare il prete, il rappresentante della Chiesa… Se possedevi un Vangelo, un libro di Aristotele, qualsiasi libro di fisica, matematica… potevi essere bruciato vivo. Lungo il suo cammino verso la ricerca delle chiavi del sapere, Giordano Nemorario si trova a percorrere tutte le tappe principali della crociata contro i catari. Braccato dall'inquisizione, si rifugia infine a Montségur, l'ultima roccaforte dove un signore occitano, Raymond de Perelha, si trincera con la sua gente assieme agli ultimi perfetti catari, in tutto circa 500 persone. Dopo aver resistito per 10 mesi all'assedio di 15.000 crociati, Montségur deve capitolare. Ma la notte prima di arrendersi, in quattro si calarono con delle funi dalla rocca, dalla parte dello strapiombo, e attraversate le file nemiche misero in salvo il tesoro dei catari. Sono tutti fatti accertati storicamente, si conoscono anche i nomi di questi catari, sono presenti nelle deposizioni rese all'Inquisizione dai sopravvissuti di Montségur. Che cos'era questo tesoro? Si fanno varie supposizioni, c'è chi pensa al Santo Graal, chi a monete, gioielli o libri preziosi, e questa è anche la mia opinione… preziosi non solo perché probabilmente avevano dei gioielli incastonati sulla copertina, ma soprattutto per il loro contenuto. Il tema vero di questo mio libro non è l'eresia, ma il cammino della conoscenza: papi, re, imperatori hanno fatto di tutto in tutte le epoche storiche perché la conoscenza, la conoscenza filosofica, scientifica, religiosa, restasse nelle loro mani per poterla distribuire goccia a goccia, purgata, perché un popolo colto non li avrebbe seguiti facilmente, sarebbe stato un popolo libero e quindi capace di accettarli… ma anche di ribellarsi.

Quanto è storia e quanto è fiction nel tuo romanzo?
La Chiesa ha cercato di cancellare tutto, di riscrivere la storia, ma qualche indizio è rimasto, e su quelle tracce mi sono messo a scavare, a confrontare testi, stili, date... Il cammino di Giordano Nemorario è probabile al 90%, ma anche se non avesse seguito esattamente quel percorso, gli avvenimenti storici sono rigorosi. Mi sono servito di Giordano Nemorario, ci siamo presi per mano e io ho parlato con la mia passione raccontando quello che lui ha probabilmente visto e vissuto, e abbiamo fatto questo giro d'Europa dal 1207 al 1244 in una delle storie più terribili della Chiesa: si è trattato di un vero genocidio. Quell'armata di Cristo era composta da 500 mila uomini. Li avevano raccolti promettendo cancellazione dei debiti, dei delitti. Le truppe d'assalto erano i "briganti assassini", professionisti pagati per uccidere, non gliene fregava niente se uno era eretico o bianco o rosso, ammazzavano su ordinazione. Erano quasi tutti mercenari aragonesi. Poi subentravano le truppe dei Baroni del Nord, della Francia povera e barbara, che passavano casa per casa a completare il massacro. Mentre i crociati sgozzavano uomini donne e bambini, come anche durante i roghi degli eretici, i preti al seguito cantavano il Te Deum a pieni polmoni per incitare alla carneficina.

Sei stato più volte in Occitania…
Sono stato in tutti i posti dove si svolgono le vicende del romanzo, e siccome non ho scritto un saggio… ma un romanzo, quindi con la passione del romanziere, mi ci sono recato nelle epoche dell'anno coincidenti con i fatti narrati. Per esempio la scena finale del rogo di Montségur dove furono bruciati 215 catari, che accadde il 16 marzo 1244, l'ho scritta un 16 marzo di pochi anni, fa appollaiato tra i bastioni di quel castello diroccato: avevo portato con me un bloc-notes, un walkman con un canto gregoriano tristissimo, c'era la neve, faceva freddo ed ho provato ad immaginare… ed ho come rivissuto quello ch'era successo. In tutta Europa sono stato accolto a braccia aperte dovunque mi portassero le mie ricerche. Ho trovato porte chiuse solo nella biblioteca di Poblet, in Spagna, dove era stato abate commendatario Arnauld Amaury e nella biblioteca Vaticana: mi avevano detto che potevo entrare, poi quando hanno sentito cosa mi interessava vedere, non mi hanno più voluto far entrare.

È in arrivo un seguito a "Eresia pura"
Continuando a seguire le chiavi del sapere sono arrivato a Nicola Cusano, il padre dell'arte della stampa, che non è mai stato fatto santo pur essendo un uomo pio, un uomo grandissimo… mentre sono stati fatti santi gente come Cirillo, dottore della Chiesa e sterminatore della scienza antica e di tantissimi pagani, prima fra tutti la grande scienziata egizia Ipazia: deteneva il sapere degli antichi greci, era la figlia di Teone, un matematico della biblioteca di Alessandria, insegnava all'università ma anche per strada, tra la gente, era una vera rivoluzionaria: Cirillo prima le ha fatto cavare gli occhi, poi su un altare di una chiesa cristiana l'hanno squartata viva e fatta a pezzettini che hanno bruciato in un letamaio.

 
 
Condividi
 
  segui Adriano Petta su Twitter segui Adriano Petta su Facebook contatto links editore biografia video interviste recensioni romanzi home