Occhio per occhio, libro per libro
di Massimo De Feo - ALIAS, supplemento de Il Manifesto - 20/04/2002

Incontro con Adriano Petta, autore di una trilogia che racconta di una lotta epica e sanguinosa, eroica e infame, per il controllo del "sapere". Dalla distruzione della Biblioteca d'Alessandria d'Egitto al martirio di Ipazia, dalla persecuzione e lo sterminio dei Catari al rogo di Giordano Bruno.

Puoi ricordare cosa era la biblioteca d'Alessandria d'Egitto e cosa ha significato la sua distruzione?
Con la costruzione della biblioteca ad Alessandria d'Egitto avvenne una svolta epocale nel cammino dell'uomo, e il primo artefice di ciò fu Alessandro Magno. Non dimentichiamoci che Alessandro aveva avuto un precettore particolare, Aristotele, il più grande filosofo dell'antichità, e probabilmente fu proprio Aristotele a dargli l'idea di costruire questa città della cultura, il museion, il luogo "caro alle muse", eretto a fianco dei palazzi reali dall'imperatore Tolomeo prima, e poi allargato dai suoi successori. Siamo attorno al 300 a.C. La biblioteca non era un edificio a sé stante, era dentro al museion, tanti scaffali pieni di papiri. Gli egiziani, già da mille anni, dal 1250 a.C., erano stati il primo popolo a rendere facile il trasporto della cultura inventando il papiro, prima c'erano le tavolette di terracotta, pesanti e poco maneggevoli. La biblioteca conteneva circa ventimila papiri, che univano l'eredità degli egiziani con il sapere dei greci. Quindi Tolomeo mandò un gran numero di scribi in ogni parte del mondo allora conosciuto per raccogliere tutto il sapere religioso, filosofico, scientifico, tradurlo in greco e custodirlo nella biblioteca. La biblioteca reale era accessibile solo agli studiosi, ma non vi andavano a insegnare, era come un moderno centro studi, di ricerca, con laboratori, archivi, sale letture, mensa...Mentre la cultura greca aveva dato grande importanza alla poesia, alla grammatica, alla retorica, alla filosofia, alle arti in genere, ad Alessandria si diede particolare attenzione alle scienze, matematica, geografia, geometria, astronomia, medicina. Per fare un solo esempio: 300 anni prima di Cristo là tra i tanti progetti di medicina ve ne era uno che si proponeva di studiare gli effetti stressanti della diminuzione del desiderio sessuale sull'uomo e sulla donna, ovvero l'andropausa e la menopausa....Ad Alessandria d'Egitto nacque il mondo moderno, sotto dei re, i Tolomei, illuminati dalla cultura ellenistica che dettero vita al centro di studi più importante dell'umanità. Se avessimo potuto proseguire su quella strada oggi saremmo 1500-2000 anni più avanti.

Mentre invece nel 46 a.C.la biblioteca andò distrutta da un incendio causato dalle legioni di Giulio Cesare…
I romani non avevano intenzione probabilmente di bruciare proprio la biblioteca, ma per conquistare la città Cesare bruciò le navi degli alessandrini, che stavano sul mare accanto alla reggia, l'incendio dilagò e bruciò tutto, palazzi reali e museion, compresa la biblioteca. Oggi verrebbe definito un "danno collaterale". Ma nei 250 anni trascorsi dalla sua fondazione, era continuata l'opera di studio, ricerche, libri che venivano da ogni parte del mondo, traduzioni, e quando non c'entrarono più lì dentro, furono costretti a fondare un'altra biblioteca, presso il grande, bellissimo tempio di Serapide, divinità che esprimeva l'incontro tra la religione ellenica e quella egiziana. Nel chiostro del serapeo, accessibile questa a tutti, c'era la biblioteca "figlia" di quella reale, diventata più grande della prima. All'epoca pare avesse già 200-300 mila ritoli, divenuti nel corso degli anni 700.000. Il serapeo era nato non solo per un fatto di capienza, ma anche per farvi accedere la gente comune.

E questa seconda biblioteca durò fino al 391 d.C....
Sì, proprio loro: Agostino, Cirillo, Ambrogio, Giovanni… l'esercito di vescovi cristiani che sottomisero l'impero romano agonizzante. Ambrogio riuscì a far strisciare ai suoi piedi - nella cattedrale di Milano - l'imperatore Teodosio: era il natale del 390 d.C., data che avrebbe segnato il destino dell'umanità intera. La Chiesa non aveva più ostacoli davanti a sé… tranne quell'inguaribile sognatrice-scienziata pagana di Alessandria che dopo una giornata di studio, indossava il mantello nero dei filosofi e andava in giro per la città in mezzo alla gente, a insegnare Platone, Aristotele, astronomia, l'uso della ragione, consigliando di non portare in chiesa oro o donazioni per curare un figlio malato, ma di andare da un medico. Il massacro d'Ipazia servì anche da esempio: nessun allievo, infatti, ebbe il coraggio di lasciare una testimonianza. Chi tentò di farlo, scomparve assieme ai suoi scritti. Alcuni si rifugiarono in India. Il vescovo e patriarca Cirillo governò da padrone assoluto Alessandria per i successivi trent'anni. I libri d'Ipazia e di tutta la Scuola alessandrina furono bruciati, la sua memoria cancellata. Il martirio che subì Ipazia segnò la fine della più importante comunità scientifica dell'umanità. Ma Cirillo non pensò a distruggere le lettere di Sinesio di Cirene, l'allievo più caro d'Ipazia, diventato vescovo di Tolemaide: a lui dobbiamo molte delle notizie della vita e delle opere della scienziata alessandrina. Vita raccontata, inoltre, dagli storici Socrate Scolastico, Damascio, Filostorgio e Sozomeno. Già a partire dall'anno 354, in molte parti dell'impero romano cristianizzato, avevano cominciato a bruciare le biblioteche. Nel 391 il patriarca di Alessandria Teofilo ebbe il permesso di distruggere tutti i templi pagani ed ebrei - la religione cristiana non era tollerante - e andarono a distruggere il tempio più importante, quello di Serapide, che conteneva anche la biblioteca. Ma in questo caso non credo si possa parlare di "effetto collaterale": i libri, la cultura spaventavano la chiesa cristiana, per loro lì dentro c'erano le forze del male, del demonio, tutte quelle scoperte scientifiche...la concezione di Aristarco di Samo che diceva che la Terra girava attorno al sole...ma pur avendo bruciato tutti i papiri l'opera non era completa, rimaneva ancora un grandissimo pericolo: 700 anni di studi e di ricerche continuavano a vivere nella persona di uno scienziato, una donna, Ipazia. Figlia del matematico Teone, filosofa, matematica, astronoma (inventò tra l'altro l'astrolabio piatto, il planisfero e l'idroscopio) Ipazia non si accontentava di dare lezioni all'università, scriveva (13 volumi di commento alle Coniche di Apollonio sulle orbite dei pianeti, 8 libri sull'aritmetica di Diofanto, il "padre" dell'algebra, un trattato su Euclide, uno su Tolomeo, il Corpus Astronomico, testi di meccanica e tecnologia), era una donna bellissima ed era solita scendere per strada con il suo mantello nero, andava in mezzo alla gente per spiegare i misteri dell'universo con la potenza della ragione. Questa era Ipazia. Nel frattempo patriarca di Alessandria era diventato Cirillo, che aveva al suo servizio una banda di monaci assassini, dei folli fanatici, solo ad Alessandria erano circa 500. Cirillo cercò di convincere Ipazia a convertirsi al cristianesimo ma lei naturalmente non ne volle sapere, era una persona libera, allora Cirillo la fece catturare da questi monaci assassini, guidati da un vescovo, Pietro il Lettore, che la trascinarono nel Cesareo, la chiesa cristiana, le cavarono gli occhi poi, con dei gusci d'ostrica acuminati, la fecero lentamente a pezzi che poi bruciarono in un letamaio. Ammazzando Ipazia non si diede solo un colpo durissimo alla scienza, alla filosofia, alla libertà di pensiero, ma anche alla condizione della donna in generale. Ci sarebbero stati oltre mille anni di buio. Cirillo poco dopo fu fatto "dottore della Chiesa" e tuttora è uno dei santi più venerati. La storia di Ipazia, che chiude la trilogia sulle "chiavi del sapere", la racconterò in prima persona, mettendomi nei panni di un suo allievo, che con lei studiava matematica, filosofia e che di lei era perdutamente innamorato - è storia documentata - e io mi vado a nascondere dentro all'anima di questo allievo. Nel rogo della biblioteca bruciarono tra gli altri testi come quello di Aristarco di Samo sul sistema planetario eliocentrico, non solo la teoria, ma i dettagli con i calcoli matematici...e poi l'arte della stampa, inventata in Corea 300 anni prima di Cristo...procedimenti per fare la carta, i numeri indoarabici, indispensabili per far progredire per esempio l'astronomia e la matematica. Questi testi fondamentali nei miei romanzi storici li ho chiamati "le chiavi del sapere". Nonostante il rogo di Alessandria qualcosa sopravvisse, o fu "recuperato" tempo appresso dai crociati nel saccheggio della biblioteca di Costantinopoli, portato a Roma e qui custodito gelosamente e nascosto: ancora oggi i pochi testi di Ipazia sopravvissuti stanno nella biblioteca Vaticana. Le chiavi del sapere - come racconto in Eresia pura - sono riemerse quasi mille anni dopo nel sud della Francia. I roghi dell'Inquisizione in Occitania contro i Catari bruciavano gente che "osava" leggere liberamente la Bibbia, o Aristotele. E guarda caso i catari erano anche quelli che stavano rivalutando il ruolo delle donne, ammettendole all'istruzione, all'insegnamento, nei ruoli religiosi. Per questo i catari "andavano distrutti". La Chiesa ha frenato il cammino della conoscenza per oltre un millennio, ma al suo interno ci sono stati alcuni uomini che hanno combattuto contro tutto ciò, e da qui inizia la storia del mio ultimo libro, Roghi fatui, con Gutenberg e il cardinale Nicola da Cusa, un vero eroe, un cristiano eccezionale che voleva mettere la cultura a disposizione della gente,: su un asinello andava chiesa per chiesa con dei quadri con i quali insegnava a leggere e scrivere alla povera gente, in tempi in cui la corruzione, il lusso, la depravazione nella Chiesa romana era al massimo. Attorno al 1450 il cardinale fece l'unica azione "disonesta" della sua vita, si appropriò di 200 mila fiorini d'oro della Chiesa per finanziare l'arte della stampa: tra i suoi amici infatti c'era anche Gutenberg. Nicola da Cusa, nonostante sia stato un grande filosofo, astronomo, matematico, uno degli uomini più grandi della storia dell'umanità, mai si sono sognati di farlo santo, anzi, hanno distrutto l'altare da lui fatto costruire a Roma in San Pietro in Vincoli, mentre hanno santificato il cardinale Bellarmino, quello che ha fatto bruciare vivo Giordano Bruno e ha fatto imprigionare Galileo Galilei e distruggere la sua opera. Ora la Chiesa dice che i verbali dei 7 anni di processo a Bruno sono andati persi, io non ci credo. Hanno avuto appena il coraggio di tirare fuori un libbricino con solo i titoli, gli argomenti del processo. Bellarmino, uomo colto, affiancato da Clavius, un astronomo, e anche il papa dell'epoca, Urbano VIII, sapevano benissimo che Bruno e Galileo avevano ragione, che era la Terra a girare attorno al sole e non viceversa. Galileo fu invitato nei giardini del Quirinale dove mostrò a Urbano VIII, a Bellarmino e a Clavius le sue scoperte sul sistema solare, e questi furono felicissimi di condividere queste conoscenze, ma Galileo fece il "terribile" sbaglio di pubblicare le sue scoperte in italiano, in volgare, e non nel latino accessibile solo ai dotti. E questo la Chiesa non poteva permetterlo. Se non avesse abiurato l'avrebbero bruciato come a Giordano Bruno. Nicolò Copernico pensò bene di scrivere il suo libro non solo in latino, ma lo dette alla stamperia pochi giorni prima di morire, per garantirsi che non potessero avere il tempo di bruciarlo vivo anche a lui. La Chiesa non può giustificare quei delitti dicendo "noi non sapevamo, noi credevamo in quello che facevamo...", sapevano esattamente come girava il mondo e non volevano farlo girare perché gli andava bene un popolo incolto, ignorante, più facile da controllare. Non so se sia una cosa possibile, ma sarebbe auspicabile che un giorno togliessero l'aureola della santità a Bellarmino da Montepulciano che io vado a trovare ogni volta che entro nella chiesa di Sant'Ignazio a Roma, e ci parlo. La cosa più grave è che Bellarmino non è stato fatto santo secoli fa, ma nel 1930.

Com'è nata la giornata mondiale del libro?
La "Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore" è nata in Catalogna, a Barcellona, col nome di "Festa del libro e della rosa" quasi un secolo fa. Il 23 aprile, che è il giorno di San Giorgio, protettore della Catalogna, da sempre in quella regione ci si regala un libro e una rosa: tutte le librerie mettono per strada dei banchi colmi di libri con dei secchielli pieni di rose, a chi acquista un libro viene regalata una rosa, che vengono poi donati alla mamma, al padre, all'amico, al figlio...poi qualche decina di anni fa la festa si è estesa a tutta la Spagna, il 23 aprile infatti è un giorno importante per tutto il paese anche perché è il giorno in cui è morto Cervantes, e dal 1996 dietro proposta di Jordi Pijol, presidente della regione catalana, l'Unesco l'ha fatta propria col nome di "Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore". Per la prima volta quest'anno anche in Italia l'Aib (Associazione italiana biblioteche) ha recepito il messaggio dell'Unesco e sta promuovendo l'iniziativa- senza rose però, per quelle bisogna andare nelle librerie spagnole, come quella romana La Sorgente a piazza Navona. Roghi fatui l'ho fatto finire con una frase significativa, detta dal papa Leone XIII nel 1891: "non si può negare ora come ora il male operato dalla stampa, né si ingannerebbe chi volesse attribuirle tutti i mali della società contemporanea". Aveva capito perfettamente chi aveva messo in pericolo la forza della Chiesa, la stampa, la diffusione della cultura, della conoscenza. Quando c'è stata la guerra del Golfo, non può essere un caso, una delle prime bombe intelligenti sganciate dagli americani ha distrutto una delle ultime grandi bibblioteche della storia dell'umanità, la biblioteca di Baghdad, dove erano custoditi tra i documenti più antichi della storia dell'umanità.

 
 
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