È ancora tempo di "Eresie"?
di Massimo De Feo - Il Manifesto - 27/02/2006

Abbiamo incontrato ADRIANO PETTA alla libreria Odradek alla fine della presentazione della nuova edizione del suo primo romanzo storico "Eresia pura" (Stampa Alternativa -Collana "Eretica speciale" - 318 pagg. € 13 - ISBN 88-7226-904-0)

Adriano, perché una nuova edizione del tuo saggio-romanzo storico?
Con la sferzante ma illuminante guida di Anna Saleppichi di Stampa Alternativa, ho limato il romanzo… togliendo qualche asperità e qualche predica di troppo. Ho reinserito, invece, alcuni brani presenti nell'edizione originaria, quando venne pubblicato per la prima volta dalla Edis nel 1996 con il titolo La via del sole, il mio titolo. Chiude il libro un'iconografia che illustra luoghi e personaggi delle vicende narrate.

L'hai scritta quasi vent'anni fa: sono ancora attuali i temi di quest'opera?
Sempre di più… purtroppo. Il tema fondamentale di Eresia pura è la lotta di un uomo per la libertà di pensiero, la battaglia di uno scienziato medievale per diffondere le chiavi del sapere (l'arte della stampa, i numeri indo-arabici, il sistema astronomico eliocentrico), la Conoscenza come strumento di emancipazione, di libertà. E per questi motivi allora si veniva bruciati vivi. Oggi che è praticamente impossibile tener nascosto il Sapere ai popoli… si crea un mezzo di più facile diffusione e consumo del libro: la televisione; la si manipola, la si ammorbidisce, la si addomestica… e così facendo si addomestica la gente, la sua ansia di verità. Non a caso in Europa il popolo che possiede una giustizia sociale più diffusa è quello francese… il primo che legge libri e l'ultimo che vede la TV, esattamente in antitesi col nostro: siamo gli ultimi a leggere libri e i primi a vedere la TV. E non è un caso che la trasmissione televisiva più seguita in Francia negli ultimi 25 anni sia stata Apostrophes (una trasmissione sui libri!)… mentre negli ultimi 25 anni in Italia è stata il Processo del Lunedì di Biscardi… ogni sorta di nefandezze sul gioco del calcio.

Adriano, credi proprio che libri come "Eresia pura" possano in qualche modo contrastare l'operazione di annichilimento di una certa TV?
Per popoli come il nostro, credo che rappresentino un'esile speranza, esile sì… ma vitale per autori come il sottoscritto e soprattutto per editori coraggiosi come Marcello Baraghini di Stampa Alternativa che pubblicano libri di peso (di peso: non facili, non piacevoli, che trattano la libertà di pensiero, la falsità o quanto meno la relatività della storia, la natura e la vita del potere, la giustizia… e non la solidarietà o la carità!), libri da usare come un'ascia per il mare ghiacciato ch'è dentro di noi… e che devono sferzare la gente per riappropriarsi del bene più grande che Madre Natura ci ha fornito: l'uso della Ragione. Il mio editore pubblicato Eresia pura proprio nella collana "Eretica speciale"… creata "contro il comune senso del pudore, contro la morale codificata, controcorrente e che vuole abbattere i muri editoriali che ancora separano e nascondono coloro che non hanno voce: siano i muri di un carcere o quelli, ancora più invalicabili e resistenti, della vergogna e del conformismo."

Quando scoccò la scintilla di "Eresia pura"?
Un giorno visitai il museo di Gutenberg a Mainz, in Germania, e scoprii che l'arte della stampa - invece che nel 1450 - era stata inventata 300 anni prima di Cristo, in Corea. Capii che qualcuno - ai popoli di tutto il mondo - aveva rubato 1800 anni di cammino, di progresso, di nuove speranze. Mi promisi che avrei scoperto chi, come e dove…

Il "perché" era quello d'impedire che l'uomo si nutrisse di Sapere e di Conoscenza… per poterlo facilmente dominare?
Proprio così. All'inizio del libro ho citato un pensiero di Erich Fromm che mi porto stampato nella mente… e che spero resti marchiato a fuoco in quella dei miei lettori: tutti i martiri delle fedi religiose, della libertà e della scienza hanno dovuto disobbedire alla propria coscienza, alle leggi dell'umanità e della ragione. "L'essere umano capace solo di obbedire e non di disobbedire, è uno schiavo."

A me, invece, è rimasto impresso un pensiero del tuo Giordano Nemorario: "Mentre la mia mente indaga e apprende, ho vinto la schiavitù". Adriano, per concludere: non credi che concetti quali la libertà che cresce con la conoscenza… suonino un po' a vecchiume in questo mondo globalizzato, internetizzato e massificato?
Ho attinto questa storia nella polvere luminosa delle biblioteche di mezza Europa, ho raschiato il sangue raggrumato sulle lapidi di innocenti massacrati per il loro credo, ho scavato nella cenere dei roghi di filosofi e scienziati che si sono immolati per non rinnegare il respiro della loro Ragione. E ho scelto di scrivere la biografia di Giordano Nemorario a mo' di romanzo, in prima persona, non solo perché mi è più congeniale… ma anche perché il rogo del mio calamaio divampi nel sangue della gente semplice. Credo che - oggi più che mai - l'uomo abbia soprattutto bisogno di giustizia: quando l'avrà conquistata, tutto ciò che v'è in lui di religiosità e di forza, di felicità e di genio, esulterà al sole…

 
 
Condividi
 
  segui Adriano Petta su Twitter segui Adriano Petta su Facebook contatto links editore biografia video interviste recensioni romanzi home