Intervista ad Adriano Petta
Massimo De Feo - Il Manifesto 10.03.2010


Tra alcuni giorni, il 23 marzo, uscirà anche in Italia Agora, del regista cileno Alejandro Amenábar (The Others, 2001, Mare dentro, 2004). Il film racconta di Ipazia, grande filosofa e scienziata vissuta in Egitto nel IV° secolo d.C. trucidata dai cristiani in quanto irriducibile alle pretese della nuova religione, che chiedeva sottomissione, obbedienza cieca, rinuncia alla libertà di pensiero. Insieme a lei, in nome di Cristo e col beneplacito dell'imperatore romano, venne distrutta la Biblioteca d'Alessandria, la più grande del mondo antico, di cui Ipazia era diventata la direttrice alla morte del padre, il matematico Teone.
Il film (budget di 50 milioni di euro) dopo il debutto al festival di Cannes 2009 ha riempito le sale in Spagna, ha continuato la sua corsa in Francia e arriva ora in Italia grazie alla Mikado Film. E grazie forse anche alle migliaia di persone che tramite Facebook hanno rivendicato il loro diritto a vederlo, contro ogni tentazione censoria per un'opera che farà certamente discutere, soprattutto all'interno del mondo cattolico. In Italia ha contribuito a tener vivo l'interesse verso la figura di Ipazia un romanzo storico del 2004 di Adriano Petta e Antonino Colavito, Ipazia, scienziata alessandrina. 8 marzo 415 dC, ristampato con crescente successo nell'ottobre 2009 da La Lepre Edizioni col titolo "Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo". Assieme ad Adriano Petta abbiamo visto l'anteprima del film di Amenábar.

Cosa ne pensi di questo "Agora"?
È una pellicola bellissima, appassionante, una ricostruzione storica spettacolare, sembra proprio di trovarci in quegli anni, in quel clamore di piazze brulicanti di gente, di fanatici religiosi, di gente di tutto il mondo, scenografie incredibili, una fotografia perfetta, una storia appassionante soprattutto quella dello schiavo Davo, il suo percorso religioso e umano, il suo perduto amore per la padrona. Gli attori perfetti, ognuno nel proprio ruolo... e poi lei, Rachel Weisz, una bellissima Ipazia con una luce negli occhi probabilmente simile a quella della scienziata del IV secolo. E alla fine si piange, com'è giusto che sia, assistendo alla morte di una creatura che ha lottato per il bene di tutta l'umanità. Un film importante, che probabilmente verrà ricordato dalle generazioni future... proprio come noi ricordiamo Soldato blu e Piccolo grande uomo, che iniziarono a raccontare la vera storia della colonizzazione americana, mostrandoci la spietatezza dell'uomo bianco che massacrò i popoli dell'America del Nord per potersi appropriare della loro terra. E per far questo gli tolsero la libertà, la vita, i loro dèi, la loro storia. E per parecchi secoli hanno raccontato al mondo la fiaba dei cowboy buoni e degli indiani cattivi.
Ecco il ruolo di Agora. Oltre ad essere un bellissimo film, per la prima volta nella storia ci viene fatto intravedere qualcosa d'insolito: una setta di fanatici cristiani che prima offende i pagani, poi - quando questi reagiscono uccidendo alcuni cristiani - a loro volta massacrano ebrei e pagani, esiliandoli e cacciandoli da Alessandria d'Egitto. Vittima illustre di questa cieca ferocia, la studiosa pagana Ipazia, che operava nei resti della famosa biblioteca. Nel film si vede Cirillo, vescovo e patriarca della città, che tenta di convertirla al cristianesimo, ma davanti al suo rifiuto, dinanzi alla scelta di Ipazia che preferisce la Ragione a Cristo, la abbandona tra le grinfie dei fanatici parabolani, che la lapidano... ma Davo, lo schiavo cristiano perdutamente innamorato, per non farla soffrire, prima della lapidazione la soffoca.
Gli spettatori che non hanno mai sentito parlare di Ipazia - ovvero la quasi totalità - escono dalle sale cinematografiche emozionati per la vicenda umana di Ipazia, stupiti che 1600 anni fa ci fosse una studiosa donna di quel livello, in Egitto, e anche un po' confusi perché hanno appreso - per la prima volta nella vita - che nell'antichità ci sono state anche delle sette cristiane che hanno usato la violenza in nome di Cristo.

Le vicende narrate dal film si basano su fatti storicamente documentati?
Mi trovo nella condizione di conoscere bene la storia di Ipazia. Quello che ho scritto della sua vita è rigorosamente documentato, per cui mi è facile notare le poche ma importanti incongruenze presenti nel film. Innanzitutto: i monaci parabolani non erano una setta di fanatici cristiani. Era un'associazione creata dallo zio di Cirillo, Teofilo, nata con l'apparente scopo di aiutare la popolazione in caso di disastri naturali... ma che in realtà erano come le SS dei nazisti, come le squadracce fasciste: 600 monaci-assassini al servizio del vescovo che ammazzavano dietro ordine del loro capo, il vescovo e patriarca di Alessandria d'Egitto Cirillo, futuro santo e padre fondatore della chiesa cattolica. E questo nel film non è molto chiaro. Ipazia era una scienziata di grandissima levatura, ma non un'eccezione in Alessandria e in quell'epoca: lei fu l'ultima direttrice della Scuola Alessandrina, della prima università del mondo, una università che era durata per quasi 800 anni, dove avevano studiato i più grandi geni dell'umanità, dove sarebbe bastato lasciarli in pace a studiare... per non arrestare il progresso. E questo nel film non lo si racconta. Sì, certo, quando i pagani poi si asserragliano nel tempio-biblioteca, arriva il prefetto dei romani con l'ordine dell'imperatore di sgombrare, ma non si evince che l'imperatore - dietro dettatura del vescovo Ambrogio di Milano - aveva emanato un editto dietro l'altro, proibendo tutte le religioni che non fossero quella cristiana, pena la morte, dando l'ordine di bruciare tutte le chiese pagane, le sinagoghe, di chiudere i Misteri Eleusini e le Olimpiadi. Ma prima di fare tutto questo, Ambrogio aveva ordinato di far bruciare i luoghi più pericolosi del mondo: le biblioteche! E quella di Alessandria per prima, perché era una biblioteca rivoluzionaria: c'erano 700 mila volumi, di cui 400 mila originali, ed era la prima biblioteca della storia ad essere aperta non solo agli studiosi... ma a tutta la gente, al popolo!

Vuoi dire che quanto accadde non fu a causa dei disordini di una città e di un momento storico particolarmente turbolento, ma la conclusione di un piano ben programmato?
Esattamente. Nella realtà storica non esisteva alcun fortino, c'era solo un grande tempio di marmo, il Serapeo, alla base del quale c'era un enorme porticato aperto: la biblioteca. Aver deciso di rappresentare - nel film - quel luogo in quel modo, è stata una scelta a mio avviso un po' deviante, in quanto ha creato i presupposti per far pensare a schieramenti politici ben distinti, e a una città dentro un'altra città. Così non era. Come il fatto di dare al sacerdote pagano Olimpio la capacità di possedere carri pieni di armi, di distribuirle, di incitare alla vendetta e alla giustizia... è un errore storico: nessuno ad Alessandria poteva possedere un'arma, questa era la legge dell'impero romano! Non a caso alla povera Ipazia dovettero massacrarla usando delle conchiglie affilate... E quei sacerdoti - Olimpio, Elladio e Ammonio - si chiamavano filosofi-sacerdoti, e alla fine dei loro riti, scendevano nella biblioteca a studiare matematica, astronomia. Davanti alla statua del dio Serapide quegli stessi sacerdoti avevano eretto una colonna di marmo, e sopra quella colonna, proprio dinanzi al dio Serapide, avevano messo un mesolabio, uno strumento matematico costruito da Eratostene, che noi abbiamo usato fino a pochi anni fa: il regolo calcolatore, il calcolatore che usavamo prima di quelli elettronici. Tutti i re e gli imperatori che per quasi otto secoli si erano succeduti al comando dell'Egitto e di Alessandria, avevano sempre assegnato agli studiosi del Mouseion indennità e immunità, soldi e libertà affinché si sentissero liberi di continuare nella strada della ricerca e del progresso: ad Alessandria d'Egitto si giocava la partita più importante dell'umanità. Lì avanzavano gli studi sul corpo umano, sulla botanica, fisica, chimica, astronomia, meccanica, filosofia, musica... e nella biblioteca, a disposizione di ogni studioso o cittadino, c'era tutto lo scibile umano. Ipazia, inoltre, creava anche strumenti utili, come l'aerometro, l'idroscopio, l'astrolabio…per trasferire la "teoria nella pratica": possiamo sicuramente dire che fu la madre della scienza sperimentale. L'impero romano morente tentò di salvarsi afferrandosi alla chiesa cattolica nascente, ma - per la sfortuna dell'umanità intera - proprio in quegli anni vissero e operarono cinque abilissimi e spietati uomini politici, tutti accomunati da una misoginia radicale, quasi tutti futuri santi e padri della chiesa: Ambrogio a Milano, Giovanni Crisostomo a Costantinopoli, Agostino a Ippona e Cartagine, Teofilo e Cirillo ad Alessandria. La terra più difficile da conquistare, per la chiesa cattolica, era proprio Alessandria, città multietnica, multiculturale, multireligiosa, dove regnavano delle libertà inimmaginabili a quell'epoca, dove la cultura era a disposizione di chiunque, dove s'incontravano popoli di tutto il mondo. Dove c'era ogni tipo di fermento. Di conseguenza l'impero romano, che ormai seguiva fedelmente le scelte dettate dalla Chiesa, tolse le indennità e le immunità all'unica comunità che poteva contrastare culturalmente Teofilo e Cirillo: la scuola di Ipazia. Il prefetto augustale Oreste stimava molto la scienziata, aveva intuito che Cirillo aveva la possibilità di annettersi l'intero Egitto in quanto poteva comandare 12.000 monaci, più i fedelissimi 600 monaci-assassini: i parabolani. Chiese al reggente dell'imperatore romano d'Oriente, Antemio, in Costantinopoli, di ridare subito indennità e immunità ad Ipazia e alla sua scuola. Antemio capì e lo attuò. Ma questa fu la goccia che fece traboccare il vaso del vescovo Cirillo: ogni giorno cominciò a predicare nella cattedrale cristiana contro quella donna che non la smetteva di dedicarsi ai numeri, alla musica e agli astrolabi: una strega! E così Pietro il Lettore, il capo dei monaci-assassini, amico intimo del vescovo Cirillo - erano stati assieme per ben 5 anni nel monastero della Nitria - alla testa dei suoi sgherri aspettarono Ipazia, l'afferrarono, la trascinarono nella cattedrale cristiana del Cesareo, Pietro il Lettore la denudò, le cavò gli occhi che gettò sull'altare di marmo bianco, e poi la dette in pasto ai parabolani che la fecero a pezzi con dei gusci di conchiglia, poi misero i resti in alcuni sacchi di iuta e li trascinarono esultanti per la città, fino al Cinerone, dove li bruciarono assieme alla spazzatura, urlando, chiamando Ipazia col nome con cui Agostino da Ippona definiva la donna: "immondizia". Era l'8 marzo dell'anno 415.

Perché secondo te Amenábar ha deciso di rappresentare diversamente il suo martirio?
Forse perché una crudeltà così orribile, come avvenne nella realtà, non sarebbe servita a niente mostrarla... Forse per non doversi scontrare con la voce indignata del Vaticano... Non dimentichiamoci che - nonostante questa versione edulcorata della ferocia dei parabolani - un vescovo cattolico degli Stati Uniti, appena apparve questa pellicola qualche mese fa, ebbe a dire che tutti gli stati del mondo avrebbero dovuto proibire la proiezione di "Agora"... perché aizzava l'odio fra i popoli! Ma non fu massacrata soltanto una grande scienziata... Furono cacciati, esiliati e uccisi anche quasi tutti gli ebrei, pagani, novaziani di Alessandria. Fu chiusa per sempre la scuola di Alessandria, furono fatti sparire tutti gli allievi di Ipazia, fu bruciata la biblioteca più grande del mondo (assieme a tutte le altre, quelle di Pella, Atene, Antiochia, Efeso, Pergamo). Ebbe inizio l'oscurantismo che fece precipitare il mondo intero nel buio. Di Ipazia fu bruciato tutto, il suo massacro venne progettato e attuato nella cattedrale cristiana perché doveva essere un simbolo, un esempio: mai più nessuna donna avrebbe dovuto più frugare tra le stelle.

Un'occasione in qualche modo mancata, quindi...
Penso di sì: sarebbe bastato un po' più di coraggio, poche scene in più, qualche modifica e qualche scritta in più sui titoli di coda... e si poteva produrre un film che avrebbe scosso il mondo intero... molto più di quanto stia avvenendo ora, raccontando senza alcuna pietà la storia di coloro che hanno depredato di almeno 1200 anni di progresso i popoli di tutto il mondo.

Anche sulla figura del vescovo Sinesio, l'ex allevo di Ipazia, il film si concede qualche licenza artistica…
Questa licenza che il regista e i suoi collaboratori si sono presi con Sinesio, credo che sia ingiusta nei confronti di quel grande personaggio a cui dobbiamo, innanzitutto, riconoscenza per le lettere che lui scrisse ad Ipazia, fra i documenti più importanti che la storia ci ha tramandato sulla vita e sul pensiero della grande scienziata alessandrina. Sinesio fu un allievo eccezionale, scelse di accettare la carica istituzionale di vescovo di Cirene per motivi politici, esattamente come aveva fatto Ambrogio a Milano, ma a Teofilo e a Cirillo disse che lui non avrebbe mai rinunciato alla moglie e ai figli, che non avrebbe mai tradito l'insegnamento più prezioso che Ipazia gli aveva trasmesso: la sua vita fondata sulla ragione! Che lui sì abbracciava il cristianesimo... ma che mai nessuno gli avrebbe fatto credere alla fiaba della resurrezione di Cristo! E tanto rimase fedele agli insegnamenti della sua maestra, che forse proprio per il dolore di averla abbandonata, morì due anni prima di lei... Mettere in risalto la figura di Sinesio, raccontare i tratti fondamentali della sua vita e del suo pensiero... sarebbe stato importante, per evidenziare che Cirillo scalò il potere non perché era il più devoto dei cristiani... ma solo un abilissimo spietato uomo politico.

A cominciare da papa Wojtyla la chiesa cattolica ha iniziato a chiedere scusa, a Galileo Galilei, alle popolazioni del continente americano convertite a forza di massacri…
Papa Wojtila chiese solamente "scusa" in quanto "alcuni figli della Chiesa" commisero degli errori. Papa Urbano VIII e il suo braccio destro cardinal Bellarmino, che condannò al rogo Giordano Bruno e all'abiura Galileo, non erano dei figli della Chiesa... ma "LA CHIESA"! Il papa chiese perdono a Dio, non alle vittime di tanti roghi e genocidi, e comunque solo per gli "errori" commessi nel secondo millennio: quelli del primo, fra cui il massacro di Ipazia e di tutta la comunità pagana ed ebraica di Alessandria d'Egitto, per lui non contavano...

Che ne pensi degli ultimi avvenimenti di cronaca che stanno coinvolgendo il Vaticano?
E' la risposta di Ratzinger che mi lascia sconcertato: "E' semplice chiacchiericcio... Noi non ci faremo intimidire!" Mentre padre Murphy, accusato di aver abusato di duecento ragazzi sordomuti, si è difeso dicendo che gli articoli del New York Times e di tutti gli altri giornali erano articoli... "sciatti". Ma pare che anche l'Europa stia imparando a seguire l'esempio degli Stati Uniti: chiedere l'indennizzo per tutti i casi di abusi sessuali. Ecco, con il gran daffare di questi tempi del Vaticano, penso proprio che Amenabar e la Hispano Film potevano osare un po' di più con "Agora".

 
 
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