Ipazia, scienziata, bella, libera. Prima martire della Ragione
di Brunella Schisa - il Venerdi - 16.10.2009

Nel IV secolo, ad Alessandria d'Egitto, una pagana venne assassinata e dilaniata dai fondamentalisti della Chiesa di Roma. Era stata, 1200 anni prima di Galileo, teorica del metodo sperimentale. E nemica di ogni pregiudizio. A partire da quelli contro le donne. Un libro e un film la raccontano


Perché il nome di Ipazia non ci dice nulla? Perché, se diciamo Saffo o Aspasia, pensiamo subito all'origine femminile della poesia e della filosofa, e invece al nome di Ipazia restiamo inerti? Perché un progetto dell'Unesco per la ricerca scientifica femminile porta il suo nome? Chi era Ipazia? Ipazia era tante cose: astronoma, matematica, musicologa, filosofa, medico. Visse nel IV secolo d. C. ad Alessandria d'Egitto e insegnò nella celebre biblioteca fino a quando il "grattacielo" del sapere antico fu distrutto dalle fiamme (verso l'anno 400, secondo la datazione del libro in uscita, nel 270 secondo molti). Non fu solo scienziata, ma sacerdotessa pagana, fondendo i confini tra religione e scienza in maniera diversa da come faceva il Cristianesimo dominante. E per questo motivo fu uccisa. Dei sicari del vescovo Cirillo la aggredirono per strada e la scarnificarono con conchiglie affilate. I suoi resti furono dati alle fiamme nel Cinerone, dove veniva bruciata la spazzatura. E quel giorno i monaci esultarono con le parole di Sant'Agostino, per il quale la donna è solo "immondizia". "Una macchia indelebile" nella storia del cristianesimo, così definì il suo assassinio lo storico Edward Gibbon. Secondo Mario Luzi, che a lei ha dedicato il poemetto Il libro di Ipazia, il suo è tra i "nomi numinosi" della storia del mondo. Ma, prima di Luzi, avevano scritto di lei Voltaire, Diderot, Leopardi, Proust, Pascal, Calvino... Eppure in Italia è tuttora sconosciuta. Adesso Adriano Petta, studioso di storia della scienza, ce la racconta nel romanzo che sarà in libreria il prossimo venerdì 23 ottobre: Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo (edito da La Lepre, pp. 338, euro 22). Petta, figlio di un contadino molisano divenuto custode della Biblioteca di Archeologia e storia dell'arte di Palazzo Venezia, è vissuto tra i libri e con la passione per la scienza. Con l'amico Antonino Colavito ha scritto "un romanzo che tutti dovrebbero leggere", così sostiene Margherita Hack nella prefazione al romanzo (pubblicata qui a fondo pagina). La prima domanda che viene spontaneo fare ad Adriano Petta è se Ipazia fosse così bella come lui la descrive nel romanzo oppure se si sia fatto influenzare da un'iconografia che la rappresenta come una donna fatale e sensuale.

Nel suo libro, Ipazia non solo è bella e intelligente, ma anche straordinariamente buona e generosa.
"Le assicuro che non ho inventato niente. Ipazia era proprio così. Pensi che lo sostengono perfino tre storici cristiani suoi contemporanei. Appare cosa assai insolita, per uno storico cristiano del IV secolo, infervorato dalla missione del proprio mandato, risparmiare al pregiudizio e alla calunnia una scienziata pagana, per giunta fatta assassinare da un vescovo. Ed è ancora più incredibile che anche le fonti ufficiali della Chiesa ce la raccontino come una donna straordinaria. Ipazia era amata da tutti".

Eppure è stata una delle prime vittime della Chiesa cristiana.
"Sì, la prima martire della Ragione. Era l'erede del pensiero antico, e aveva rifiutato di convertirsi al cristianesimo. Diceva: "Se mi faccio comprare, non sono più libera, e non potrò più studiare. È così che funziona una mente libera"››.

Una mente libera e, come se non bastasse, donna.
"Infatti. Se fosse stata un uomo, si sarebbero limitati a ucciderla. Ma poiché era una donna, la fecero a pezzi nella cattedrale cristiana, per rendere quel massacro un simbolo, un sacrificio. Ma era anche un annuncio".

Un annuncio?
"Sì, significava: escluderemo, nel cammino dei secoli, metà del genere umano, quello femminile. Ancora oggi, nel mondo della scienza, solo il cinque per cento dei posti di comando è al femminile. Per questo l'Unesco ha intitolato a Ipazia un organismo che si impone di aumentare questa percentuale".

Sarà per questo che il ruolo di Ipazia nella storia della scienza è rimasto misconosciuto.
"Sì, molti ignorano che la scienza sperimentale non ha soltanto un padre, Galileo, ma anche una madre, che visse 1200 anni prima. Ipazia inventò l'astrolabio, per studiare i cieli, l'aerometro, per misurare la densità dei gas, e l'idroscopio, per esplorare il fondo marino. È stata l`unica donna matematica per oltre un millennio".

Sa che su Facebook è nato un gruppo che vorrebbe dichiarare festa nazionale il giorno della morte di lpazia? Forse, il suo libro arriva al momento giusto.
"ll 2009 è l'anno dell'astronomia, inoltre il regista spagnolo Alejandro Amenábar ha dedicato alla storia di Ipazia un kolossal, Agora, che porterà il suo nome in tutto il mondo".

Parliamo del romanzo. Che cosa accade alla sua lpazia? "Ho raccontato, attraverso la sua storia, la vita quotidiana di una metropoli mediterranea, dove si fondono culture e intrighi politici. Nell'esistenza di Ipazia non ci sono stati soltanto ?losofi e potenti, ma strade, persone, amore. Le sue passioni segrete, le sue sofferenze, che af?orano dalle fonti, hanno preso vita nel mio romanzo. Ho pensato a lei talmente tanto che una notte l'ho sognata e ho poi trascritto nel libro l'intera scena del sogno››.

Quale scena?
"Il giorno del compleanno di Ipazia il suo discepolo, Shalim, la voce narrante, è talmente consumato d'amore per lei che medita di fuggire a Costantinopoli, ma poi accade qualcosa che gli fa cambiare idea: va da lei e le dichiara la sua passione. Ipazia gli risponde che non solo non può amarlo perché è sposata alla scienza, ma che, se anche volesse, quel giorno è la biologia a preservarla: ha le mestruazioni, e non cederà. Ho sognato parola per parola tutto il dialogo".

Ipazia gli dice "a noi due l'amore umano non è permesso".
"Sì, è questa la cosa che mi commuove di più. Era una scienziata donna rispettata dagli uomini, il che per l'epoca è un fatto straordinario. Veniva consultata dai politici di tutta l'aria mediterranea e aveva credito presso la corte di Costantinopoli. Insegnava le sue scienze per strada, per portare il sapere tra la gente comune. S?dò le leggi di ciò che era socialmente accettabile, ma, per essere tutto questo, ha dovuto rinunciare all'amore".

Lei ha dedicato più di cinque anni a questo libro e ha scritto anche altri romanzi storici. Qual è l'obiettivo che la anima, nei suoi studi?
"La storia della persecuzione del libero pensiero".



Il sonno della religione genera mostri
di Margherita Hack

In questo romanzo storico si ricostruisce l'ambiente e l'epoca in cui ha vissuto la prima donna scienziata la cui vita ed opere ci sono state tramandate da numerose testimonianze. Gli autori hanno fatto ricorso a una ricchissima bibliografia, che permette di far emergere dalla lontananza di 16 secoli questa figura di giovane donna in tutti i suoi aspetti umani, privati e pubblici, la sua vita quotidiana, i suoi dialoghi con la gente comune, con i suoi allievi, con gli scienziati.
Ipazia era nata a Alessandria d'Egitto intorno al 370, figlia del matematico Teone. Fu barbaramente assassinata nel marzo del 415, vittima del fondamentalismo religioso, che vedeva in lei una nemica del cristianesimo, forse per la sua amicizia con il prefetto romano Oreste che era nemico politico di Cirillo, vescovo di Alessandria.
Malgrado la sua amicizia con Sinesio, vescovo di Tolemaide, che seguiva le sue lezioni, i fondamentalisti temevano che la sua filosofia neoplatonica e la sua libertà di pensiero rappresentassero un'influenza pagana sulla comunità cristiana di Alessandria.
L'assassinio di Ipazia è stato un altro atroce episodio di quel ripudio della cultura e della scienza che aveva causato molto tempo prima della sua nascita, nel terzo secolo dopo Cristo, la distruzione della straordinaria biblioteca alessandrina, che si dice contenesse qualcosa come 500000 volumi, bruciata dai soldati romani e poi, durante il suo tempo, il saccheggio della biblioteca di Serapide. Dei suoi scritti non è rimasto niente; invece sono rimaste le lettere di Sinesio che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio e un idroscopio. Dopo la sua morte molti dei suoi studenti lasciarono Alessandria e cominciò il declino di quella città divenuta un famoso centro della cultura antica, di cui era simbolo la grandiosa biblioteca. Il ritratto che ci è stato tramandato è di persona di rara modestia e bellezza, grande eloquenza, capo riconosciuto della scuola neoplatonica alessandrina.
Ipazia rappresenta il simbolo dell'amore per la verità, per la ragione, per la scienza, che aveva fatta grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio comincia quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tenta di soffocare la ragione. Tanti altri martiri sono stati orrendamente torturati e uccisi. Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno fu mandato al rogo per eresia, lui che scriveva: "Esistono innumerevoli soli; innumerevoli terre ruotano attorno a questi, similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro sole. Questi mondi sono abitati da esseri viventi". Galileo, convinto sostenitore della teoria copernicana, indirettamente provata dalla sua scoperta dei quattro maggiori satelliti di Giove, fu costretto ad abiurare. Il fondamentalismo non è morto. Ancora oggi si uccide e ci si fa uccidere in nome della religione. Anche nei nostri civili e materialistici paesi industrializzati ci sono assurde manifestazioni di oscurantismo, come alcuni strati della civilissima America in cui si proibisce di insegnare nelle scuole la teoria dell'evoluzione di Darwin e si impone l'insegnamento del creazionismo. Su questa strada di ritorno al Medio evo si è messa anche la nostra ministro dell'Istruzione (o dovremmo dire della distruzione?) tentando di cancellare la teoria darwiniana dalle scuole elementari e medie. Perché? Per ignoranza? Per accontentare una chiesa cattolica che non mi sembra ingaggi più queste battaglie perse in partenza. Questa storia romanzata, ma vera di Ipazia, ci insegna ancora oggi quale e quanto pervicace possa essere l'odio per la ragione, il disprezzo per la scienza. È una lezione da non dimenticare, è un libro che tutti dovrebbero leggere.

 
 
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