Eresia pura: dissidenza e stermino dei catari raccontati da un testimone
Alla speranza o alla certezza. All'amore o al terrore. Alla nostra fine o al nostro impero. Alla matematica o alla teologia.

La passione ideologica e il puntiglio storiografico sono da sempre i punti fermi del lavoro di Adriano Petta, e in questo romanzo si esprimono senza briglie, a massimo volume. L'autore parte da una ricerca puntigliosa di dati sulla figura oscura di Jordanus de Nemore, un matematico medievale la cui identità è controversa. La maggior parte delle fonti lo identificano con Jordanus Teutonicus, generale dell'Ordine dei domenicani dal 1222, ma il contenuto e l'approccio rivoluzionario delle sue opere mal si sposano con la tetra figura di un monaco tedesco dell'Inquisizione, e dopo una febbrile ricerca Petta scopre che il prestigioso Dictionary of Scientific Biography della Princeton University esclude seccamente che possa trattarsi della stessa persona, e fa l'ipotesi che de Nemore stia per 'originario di Nemi'...è solo l'inizio di un appassionante viaggio in un periodo storico affascinante e drammatico, durante il quale la Ragione, la Scienza e la dissidenza, religiosa o politica, cercavano di alzare la testa ma venivano repressi senza pietà dal potere, incarnato dalla figura di Innocenzo III, uno dei personaggi più spregiudicati e sanguinari di tutti i tempi, ispiratore di non una, ma due guerre fratricide: la Quarta Crociata, che portò sangue e terrore nei Balcani, e la Crociata contro gli Albigesi, che è al centro del romanzo di Petta, un libro agile, impegnato, dall'ambientazione affascinante. Il termine 'catari', di origine greca e col significato di "puri", designa gli adepti di vere e proprie chiese che si contrapposero, fra XI e XIII secolo, a quella cattolica.

La dottrina dei catari subiva influssi orientali, in particolare dei bogomili balcanici e si diffuse soprattutto nel sud della Francia e nell'Italia settentrionale, portatrice, assieme ai movimenti evangelici, di istanze innovatrici e moralizzatrici. L'ideologia catara si spingeva però più in là, fino alla negazione completa della Chiesa, della sua liturgia e di alcuni dei suoi principali cardini teologici (divinità del Cristo, verità dell'Antico Testamento e dottrina della creazione). Le comunità ereticali, situate in zone fiorentissime dal punto di vista economico, furono appoggiate dal conte di Tolosa Raimondo VI e da altri grandi nobili provenzali. Di fronte al concreto pericolo di una nuova chiesa cristiana occidentale, il papato di Roma reagì con violenza. Papa Innocenzo III scomunicò Raimondo VI e bandì una Crociata, che si trasformò in una lunga e sanguinosa guerra ventennale, condotta dalla nobiltà cattolica ortodossa della Francia settentrionale, legata alla monarchia, contro i ricchi e potenti principati della Linguadoca. Lo scontro, dopo alterne vicende, ebbe una svolta decisiva nel 1229 con l'intervento diretto del nuovo re Luigi VIII che fece pendere la bilancia dalla parte del Papato e consegnò ai roghi dell'Inquisizione la popolazione catara innocente, che fu sterminata con calcolata ferocia. La campagna militare contro i catari visse episodi di ferocia inaudita, inaugurati dal famigerato assedio di Bèziers, durante il quale gli ufficiali Crociati, quando fecero presente al loro comandante Arnauld-Amaury di non sapere come distinguere gli assediati catari da quelli cattolici, si sentirono rispondere: "Uccidete tutti, Dio riconoscerà i suoi". I trentamila abitanti della città furono passati a fil di spada dopo stupri, saccheggi, torture, e fu solo l'inizio di anni e anni di lutti e orrori, in nome dell'ortodossia religiosa e, ovviamente, degli interessi economici e politici.

David Frati - Lettera.com (19-03-2005)

 
 
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