Verità bruciata
Interminati spazi… io nel pensier mi fingo
di Giuseppe Napolitano


Et voilà… verrebbe da esclamare, ma qui non si fanno giochi, non si può dire "il gioco è fatto" - qui, a conclusione del suo lungo viaggio per la "via del sole" (un viaggio infine molto storico e sempre meno romanzato), Adriano Petta getta la maschera e, seppure finge a volte di giocare, lo fa appunto a carte scoperte. Qui, in questi Roghi fatui solo nel titolo, c'è il racconto di come sia stata bruciata la verità, facendo scempio dell'umanità migliore, arrestando la ricerca del sapere profondo: nelle pagine commosse di questo libro si celebra un de profundis amaro e struggente. L'autore di Ipazia, che si può considerare un prologo postumo alla grande opera (due volumi, 500 pagine!) dedicata alle persecuzioni subite dai cercatori della luce, aveva già percorso - e si può immaginare con quanta dolorosa fatica della sua mente, del suo animo di laico incorruttibile - un aspro sentiero, quello della sapienza esposta alla cupidigia di un potere assoluto e meschino, meschino per voler essere assoluto, quello della Chiesa romana. Ormai i protagonisti delle vicende narrate sono presi dalla Storia (più di quanto avvenisse nella prima parte dell'opera, Eresia pura, e nella stessa Ipazia: più lontani nel tempo gli eventi, maggiore l'apporto del verisimile, rispetto alla fedeltà storica).
Troviamo, nell'arco denso degli anni fra il 1400 e il 1600, e malgrado i numerosi salti compiuti dall'autore per seguire gli sfortunati portatori del sapere oppressi sempre più e sconfitti per lo più dalla potenza ecclesiastica, troviamo i nomi più significativi e più noti: da Nicola Cusano a Niccolò Copernico, da Gutemberg a Manuzio, da Bruno a Galilei, con il contorno di altri personaggi quasi tutti esistiti in quei secoli così inquieti, ricchi di scoperte scientifiche e di approfondimenti filosofici ai quali metodicamente si opponeva chi di qualsiasi novità aveva un sacro terrore. Da Innocenzo III a Leone XIII - i sommi rappresentanti, gli araldi e spesso artefici della negazione del sapere, i più assidui difensori del buio contro la luce dell'informazione, i nemici dell'uomo consapevole dei propri limiti (a meno di non volerli considerare comandamenti divini o presunti tali!), fanno la loro magra figura di maldestri burattinai: c'è sempre un filo che si spezza e un pinocchio che se ne scappa libero col suo sberleffo, e diventa un uomo vero.
E c'è sempre un bambino che scopre quanto siano inesistenti gli abiti di cui pretende di essere ammantato il vanesio imperatore di turno. È importante voler essere se stessi, onesti intellettualmente, caparbiamente liberi.
Forse l'ha fatto apposta, ma sì, ha bluffato per 500 pagine, Adriano Petta, ha voluto farci credere di raccontarci una storia, una storia di formazione spirituale, una bella storia d'amore che diventava col passare dei capitoli una drammatica storia di morte, ma pur sempre una storia da tenerci col fiato sospeso per la sorte dei suoi protagonisti. E invece, man mano che si sfogliano le pagine dei due libri (Eresia pura, e Roghi fatui vanno letti di seguito), si perde progressivamente contatto con i sentimenti e i sensi, avvertendo insieme il crescere del pensiero, della logica, dell'idea. Quello che è un po' il limite ideologico di un autore troppo scoperto nelle sue convinzioni (ma onestissimo nel farsi cogliere in flagrante) è tuttavia un pregio. Si sa da che parte sta - bene, andiamo a vedere se ha le carte giuste. E le ha, se le è preparate a dovere per batterci: bluffa sulla storia, ma non tradisce la Storia - quella è inequivocabile e documentata. D'altronde, è un molisano "mansueto" (è sua, la definizione) che nella propria ingenuità vuole testardamente perseguire il suo fine, avanti lentamente ma deciso, confidando nelle sue forze. La preparazione sulla materia è notevole, minuziosa, scientifica. Serve alla causa, alta, la nobiltà dell'intento. Adriano Petta ha pagato di persona la volontà di sapere e far sapere, capire e far capire; ha studiato e ha tratto conclusioni, ha cercato, indagato, scavato, e ha fortunatamente trovato in sé la chiave di tutto.
Alla fine vince il banco. È l'autore che impone il suo gioco e raccoglie la posta: chi lo ha seguito, accettando la sfida di una prova difficile, deve comunque cedere. È l'autore a traguardare in vetta, la sua vetta, il suo traguardo: dimostrarci che aveva ragione fin dall'inizio, nel suo grido accorato sulla via del sole - attenti a chi vuole accecare la vostra coscienza! È lui, quindi, la nostra ragione, non ce ne consente altra: dobbiamo convincerci che è andata proprio come dice lui, ogni tassello è al suo posto. Non è un semplice romanzo storico, il suo, non è la favola con la propria morale nascosta ma facilmente individuabile; Adriano Petta ha composto un puzzle dai mille risvolti all'unico scopo di farcelo ricomporre pazienti, curiosi e infine appagati: ogni tessera nella sue sede e l'immagine ottenuta è la nostra, figli di questo mondo che cercano da sempre una risposta ai numerosi dubbi che ci pone l'esistenza.
Ora è svelato l'arcano, che dormiva in noi, sepolto da chi ha voluto privarci del nobile sguardo che pure la natura ci ha donato: dobbiamo aprire la mente e fissare lontano, oltre le meschine convenzioni che opprimono la nostra fiducia; dobbiamo avere il coraggio di affermare la nostra pochezza e in nome di questa legarci insieme in un patto di fratellanza, rifuggendo da universalismi imposti invece (con la subdola arroganza di un potere che si spaccia per ben altro) da chi pretende di guidarci solo bendando i nostri occhi.

ROGHI FATUI di Adriano PETTA
Stampa Alternativa, Viterbo, 2002 (euro 10,50)

Giuseppe Napolitano

 
 
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