Una scomoda Testimonianza
Eresia pura di Adriano PETTA, Viterbo, Stampa Alternativa, 2005 (13 euro)

Certe storie (storie? qui c'è la Storia!) prendono al laccio il lettore fin dall'inizio, lo catturano con un pugno allo stomaco ferendone la sensibilità nel profondo, aprendogli la coscienza sopita… ma che libro è dunque un libro come Eresia pura? Appunto, una chiave che ti apre le porte dell'anima e ti svela nell'intimo la tua coscienza sporca. Ammesso che tu sia un lettore disposto a metterti in discussione, a farti penetrare da uno sguardo indagatore che non ammette sotterfugi retorici, tantomeno se ammantati di (falso o pseudo) moralismo, tantomeno se blanditi da (ipocriti) scrupoli religiosi.
Pubblicando un suo libro in una collana "eretica", e per un'editrice "alternativa", Adriano Petta non vuole certo consolare il lettore comune, raccontandogli vicende che sembrano vere, come volesse metterlo in guardia: può capitare anche a te, ma tanto ormai non succede più… No, anzi - è proprio vero com'è successo! ma basta - non deve accadere mai più! Ma questo è il vero sogno, o un incubo, se pensiamo che le vicende narrate in Eresia pura furono vere, purtroppo. È il resoconto - che si immagina ripreso da un manoscritto/testimonianza medievale - di un quarantennio terribile per l'Occidente cristiano (all'inizio del XIII secolo), sconvolto da cruente lotte di predominio sotto il santo segno della croce.
L'azione si sposta dal lago di Nemi al sud della Francia, a Béziers, a Montségur, nelle terre dei Catari. Nel libro scorre infatti la Storia non come semplice sfondo (e si pensa ad analoghe strategie narratologiche, manzoniane, ad esempio) ma come vera protagonista. I personaggi che vivono quelle vicende - primo fra tutti Giordano Nemorario - sono quelli descritti o almeno accennati nei libri di storia, hanno sofferto davvero, non solo sulla pagina scritta. E perché? poiché vollero essere liberi nell'espressione delle proprie capacità intellettive, nella diffusione del pensiero scientifico (sciolto dai dogmi), vollero credere nella parola dell'uomo, nella comunione degli spiriti (nella purezza del loro spirito)… tutto qui. E qualcuno invece volle imporre loro una verità teorizzata come "superiore" ma confezionata ad uso e consumo di un piccolo gruppo di potere; qualcuno volle imporre addirittura un "modus vivendi" che assoggettasse i corpi non solo, gli animi e lo spirito di ciascuno. Qualcuno sulla terra ebbe paura di essere scoperto col dito nella marmellata e per non farsi scoprire sostenne che il dito non era il suo, che la marmellata non esisteva, che… insomma non è peccato se lo faccio io, ma chiunque sostenga il contrario va eliminato!
Ora, leggendo questo romanzo e ripercorrendo quelle tappe cruciali della storia d'Europa che vi sono ricordate, è tale la rabbia che scuote la coscienza di un intellettuale laico, è tanta l'amarezza che pervade un animo libero, liberatosi dalle pastoie dei tempi bui (quanto presenti comunque, ancora!), da chiedersi come sia stato possibile prosperare per secoli, millenni, alimentando l'oscurità a danno della luce, tarpando le ali alla mente, bruciando il volo della parola… Eppure è così che è andata: la Storia (quella con la maiuscola, nella quale sembra così insignificante ogni storia di uomo comune), da Costantino in poi, dall'Inquisizione in poi, dalle grandi mistificazioni (operate per di più con lucida e persecutoria determinazione), la Storia ha dovuto fare i conti con la volontà di potere di una élite sempre più arrogante e invadente, e poi sempre più paurosa di perdere quel potere guadagnato e spesso conservato con la violenza, di dividerlo addirittura con chiunque non fosse disposto a riverire, ossequiare, incensare… Questo è il sugo della storia, si direbbe, raccontata in Eresia pura: un sugo salato e ristretto come un grumo di sangue, come sangue rappreso al calore di un fuoco, quello (è il finale del libro) di un immenso rogo sterminatore.
"Ho ricostruito la storia", dice l'autore in tutta modestia all'inizio del suo lavoro, ma confessa "amore" e "furore" nella ricostruzione attuata; poi, a conclusione, esclama "non potevo arrestarmi" - annunciando così un seguito alla sua ricerca delle chiavi del sapere. Anche se, molto probabilmente, ci aspetta un altro pugno allo stomaco, aspettiamocelo: vale la pena seguire Petta nella sua passionale costruzione di quello che per secoli ci hanno nascosto: una parte importante delle scoperte del pensiero umano è stata occultata per salvare una sola chiave, che non può essere la sola, tantomeno usata come è stata sempre usata da chi l'ha posseduta.

Giuseppe Napolitano

 
 
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