conoscenze perdute nella cenere dei tempi
di Enrico Marco Cipollini
(recensione pubblicata sulle riviste letterarie "La ballata", "Punto d'incontro", "Tamtam")


Tale libro conchiude la trilogia dello storico medievista e della scienza Adriano Petta. Cronologicamente è la fine del libro Eresia pura, la dissidenza e lo sterminio dei Catari, ma è anche la conclusione della sua nota trilogia che comprende lo stupendo romanzo Ipazia, scienziata alessandrina, Milano 2005.
Roghi fatui si compone di due parti nonché di un discorso introduttivo dell'Autore medesimo. La prima parte prettamente parte dal rigore della madre di Nicola Cusano sino al grande stampatore Aldo Manuzio per avventurarsi sino al testimone del libero pensiero, ormai un'icona,come Giordano Bruno.
Lo stile sempre appassionato perché vissuto in prima persona da Petta che tende a ricostruire, fonti alle mani,la verità storica contrapponendo il suo ardore (nonché rigore) narrativo contro determinate distorsioni storiche o che fan male a ricordare. Il libro, in quanto non è un manuale, può esser condiviso o meno (è un romanzo seppur sostenuto da fonti storiche) ma sicuramente è da leggersi perché veramente, "con furore iconoclasta", il Nostro Autore rompe con certi pregiudizî inveterati. Non lo riassumeremo: tale sarebbe un torto al lettore quanto all'autore ma ci soffermeremo su alcuni punti cruciali. Filosofia e scienze giunsero al termine dell'epoca antica ad un grandissimo sviluppo per cui ci vorranno davvero lunghissimi secoli per recuperare tali conoscenze perdute nella cenere dei tempi.
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476 d.C.) si ha un buio fitto nella cultura in generale e nello sviluppo scientifico in particolare.
Il Cristianesimo, ponendosi come verità rivelata onde da non cercare più con gli strumenti della filosofia e della scienza,cambia l'orizzonte dell'uomo.
Tutto lo scibile è rivolto ad approfondire lo studio del Vecchio e del Nuovo Testamento. In medicina, ad es., lo scopo precipuo sarà l'individuare il sito dove è "collocata" l'anima!
Il sapere si trova in subordine rispetto alla teologia anche se la brama per l'indagine filosofico-scientifica e per il mondo greco antico sarà sentita come una mancanza davvero abissale ed angosciosa.
Da contraltare la gerarchia ortodossa ecclesiastica vede ciò come "lo zampino del diavolo" ma non significa che non esistano anime inquiete ed impazienti le quali desiderano squarciare il buio dell'ignoranza e non essere soggetti alla servitù teologica dogmatica. A noi basti pensare che in tali tempi l'unico testo circolante di Platone era il Timeo e che la sola "enciclopedia" consultabile l'opera di Isidoro, vescovo di Siviglia, ovvero le Etymologiae (sapere accatastato alla meno peggio). Siamo quindi debitori, come ricorda il ns. Autore, al mondo arabo per la conservazione delle opere dell'antichità classica con versione in arabo,nonché allo sviluppo tecnico delle scienze come l'arte della metallurgia, del distillare, di bonifica agricola e via enumerando e non solo per le grandi costruzioni pratiche e teoriche dell'astronomia o della matematica.
Quindi sviluppo scientifico e culturale grandioso non paragonabile neppure lontanamente al modesto incremento del sapere dato da Carlo Magno con la cosiddetta "rinascita carolingia" tanto enfatizzata nei libri scolastici. Vero esempio di mecenatismo si ha con Federico II, studioso lui stesso e promotore della Scuola Medica Salernitana, vero punto d'incontro del sapere universale.
Non per nulla la leggenda vuole che tale Studium sia stato creato da un Ebreo, un Arabo, un Greco e un Latino. Il Cristianesimo, in nuce, non favorì lo sviluppo dell'indagine culturale ma cercò di far combaciare le tesi ortodosse con il progredire scientifico e filosofico,subordinandolo alla verità dei testi sacri. Ad es., il Tempo viene commisurato secondo la narrazione biblica che ostacola e di molto gli studiosi.
Ma esistono spiriti decisamente forti come Giordano Nemorario, Nicola da Cusa: le loro teorie, e specie quelle del Cusano,non dimentichiamo, daranno adito alla filosofia del grande Giordano Bruno o del principe degli scienziati come Galileo. Bruno fu bruciato vivo, Galilei costretto ad abiurare ed umiliato.
Ben delineata anche da Petta la figura di Bellarmino molto equivoca, poi santificato come chi comandò la morte della grande e pura Ipazia, il "santo" vescovo Cirillo. Ma tale cammino è ben trattato dal Nostro Autore con uno stile davvero magistrale. Davvero un'ottima opera quella di Adriano Petta, certamente da leggersi e non solo, da meditare, proprio perché la Chiesa sembra oggi, anche con varie resistenze, riconoscere al sapere scientifico un grande valore. Chiese a suo tempo perdono… Ai posteri l'ardua sentenza (come diceva il Manzoni) di come finiranno certe dispute in atto odiernamente.

Roghi fatui, [prefazione di A.Colavito] Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo, pp.224, euro 10,50

 
 
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