conoscenze perdute nella cenere dei tempi
di Enrico Marco Cipollini
(recensione pubblicata sulle riviste letterarie "La ballata", "Punto d'incontro", "Tamtam")


Presentato il 27 febbraio c.a. in una rinomata libreria di Roma da Tiziana Colusso, responsabile esteri del Sindacato Nazionale Scrittori, tale nuova edizione di Eresia pura - elegante edizione con in copertina il noto dipinto di Bruegel, Trionfo della Morte - è da considerarsi l'opera integrale che compendia le altre edizioni di Petta riguardanti tali problematiche.

L'opera in questione è un romanzo storico dove il tutto è strettamente documentato, tanto da far andare più volte in Paesi stranieri il nostro autore. Studioso di medievistica e di storia della scienza (il suo Ipazia scienziata alessandrina, è stato rieditato più volte, anche in inglese), Petta qui, con stile affascinante e fluidità di linguaggio ci introduce in un momento complesso della storia dell'umanità: l'eccidio dei Catari,dal greco"puri", e la lotta di Giordano Nemorario, che richiameremo, per affermare il libero pensiero, al di là di ogni pregiudizio sia storico che religioso che sociale.
Eppoi il gran rogo del 1244 che cercò di farla finita dei Catari, o almeno la Chiesa alleata alle potenze straniere ci provò. Se noi facciamo un salto indietro e precisamente a Dante della Vita Nuova, ricorderemo tutti che al gran toscano appare in sogno Beatrice, nuda, coperta solo da un velo rosso sangue che rimanda al sangue versato dagli Albigesi (Catari di Albi), dai templari e via dicendo. Catari, Valdesi e tutte quelle eresie che nacquero in Linguadoca, nel Sud della Francia erano dette mistiche ovvero sentivano l'esigenza di una vita più viva in senso spirituale, una vita vissuta con precetti evangelici contro il fasto e la mondanità della Chiesa romana. Ricordiamo il movimento pauperista, ancora vivo in Italia,fondato da Pietro Valdo.
I Catari sostenevano una teologia più eversiva che si rifletteva anche nel loro agire sociale e nel campo economico. Dividevano il Bene dal Male, ammettevano rigide norme che distinguevano gli iniziati o perfetti dai semplici credenti. Inoltre abolivano anche la proprietà privata, il che favorì la stretta alleanza tra Stato ed Altare.
Le loro terre ricche non facevano che aumentare la brama dei varî signori, inoltre l'autonomia della Provenza non era molto gradita. Così nel 1209 il giovane papa Innocenzo III bandì la crociata contro gli Albigesi comandata da Simon de Monfort. Tali nobili al seguito del Monfort, con il beneplacito ecclesiastico, eran mossi più dalla brama di mettere le mani sopra i beni di una ricca terra che "ristabilire " l'ordine - termine orrendo che s'incontrerà nella storia puntualmente quando avviene un massacro o altro - nelle terre d'Occitania.
In effetti si massacrarono sia catari che cattolici, donne e bambini… un vero eccidio ma i catari non smisero di credere nelle loro idee tantoché si istituirono tribunali speciali e la stupenda Provenza,messa a ferro e fuoco,perse la propria indipendenza. Ma non vogliamo anticipare ma sentiamo che scrisse R.Morghen: "il dualismo dei Catari si può riportare al dualismo evangelico dell'opposizione tragica e insanabile tra il mondo della carne e il mondo dello spirito, tra Dio e Mammona, tra il secolo presente e quello venturo" (Medioevo Cristiano,Bari, Laterza1951,p.290) e prima lo storico aveva evidenziato la coscienza delle nuove classi laicali, con il bisogno di giudizio e dose di certo spirito critico lontano dalla dogmatica cattolica. In tal dramma dell'eresia catara si muove un vero e proprio savant, Giordano Nemorario. Era un fine matematico che continuava la tradizione di Nicomaco e dei grandi greci, il quale aveva l'abitudine di adottare le lettere al posto dei numeri proprio per indicarne le generalità. Studia con acume le problematiche insite alla leva e al piano inclinato. Di certo fondatore riconosciuto della meccanica medioevale nel suo Liber de ratione ponderis o Elementa super demonstrationem ponderis (chiamato più semplicemente De ponderibus), affronta e in modo originale i temi aristotelici, chiarendo con acume sia la variazione della gravità che si verifica in una traettoria di un mobile sia l'identità esistente della "vis" necessaria per portare un determinato peso ad una determinata altezza. Con Euclide,Giordano fu il primo ad elaborare la teoria dei piani inclinati ma sentiamo le parole dello storico della scienza B.Gilles sull'importanza del De ponderibus che "fu forse il libro prediletto dei nostri ingegneri", così annota lo storico succitato nel suo Leonardo e gli ingegneri del Rinascimento, Milano, Feltrinelli 19802 p.254, e a p.255, ancora su Nemorario e il suo influsso su Leonardo e gli scienziati coevi,"[con lo studio di Euclide e di Archimede] provano… quanto essi (ingegneri) desiderassero muoversi lungo queste nuove vie che conducevano alla scienza moderna" In effetti il cosiddetto "assioma di Giordano" in embrione contiene già il principio dei lavori virtuali.
E Giordano Nemorario è uno dei martiri del libero pensiero che si muove nel clima sovra descritto, un clima tragico,terminato nel rogo del 16 marzo 1244 ma tutto non è andato perduto.
Degno libro che non dovrebbe mancare in una biblioteca di uno Studioso con la maiuscola, ma è da leggersi infine l'epilogo del bravo Adriano Petta. E non è un caso che si parli di Cusano che aprì le porte nientemeno a Giordano Bruno. Un Ad majora veramente sentito.

Adriano Petta, Eresia pura.La dissidenza e lo sterminio dei Catari Viterbo, Nuovi Equilibri-Stampa Alternativa, 2006, pp.320, euro 13,00

 
 
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