Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo
Adriano Petta - Antonino Colavito - La Lepre Edizioni, 2009
di Alfredo Ronci (Webzine dell'Associazione Culturale "Lankelot" (www.lankelot.eu) Dom, 27/12/2009)

Qualche lettore si lamenta perché spesso si preferisce alla descrizione lineare della trama l'aspetto valutativo dell'opera, influenzando quindi a priori l'eventuale libero arbitrio del lettore. Sacrosanto appunto. Ma mi chiedo: e che ci stiamo a fare? Preferite che raccontiam barzellette? Dal momento che la critica contemporanea, soprattutto in alcuni campi, ormai s'è estinta, come i dinosauri, facciam (che bello troncare i verbi) almeno che non s'estingua quel po' di materia grigia (o cellule grigie come diceva il vecchio, caro, Poirot) che si sospetta ancora in ognuno di noi. Cappellata necessaria per dire che del libro in questione suggerisco solo la trama in due righe, poi lascio la parola alle 'parole'. Rispettivamente di uno degli autori nella breve presentazione (Adriano Petta), dello stesso libro nel suo divenire, e della conclusione che, rispetto ai lacci della finzione letteraria, mostra un elenco di nefandezze. E dunque in breve la trama: si racconta la storia di Ipazia, astronoma, matematica e filosofa, erede della scuola alessandrina (370-415 d.C.) che fu fatta letteralmente a pezzi dal vescovo Cirillo (con la 'complicità' di altri ed alti esponenti della gerarchia ecclesiale (Ambrogio, divenuto poi santo, Agostino, divenuto poi santo) per mettere a tacere la sete di sapere e la libertà di pensiero che la animavano.?Stop. Ora lascio parlare Adriano Petta: Questo delitto segnò la fine del paganesimo, il tramonto delle scienze e della dignità stessa della donna. Segnò la definitiva affermazione della cricca più astuta, raffinata, vorace, spietata e feroce prodotta dalla specie umana: da quel marzo del 415 d.C. la Chiesa cattolica, oltre a imprigionare, torturare, bruciare vivi popoli interi, incatenò la mente degli uomini per manovrarli, dirigerli, dominarli, alleandosi sempre con il potere e l'ingiustizia. Nessun mea culpa potrà mai restituire all'umanità tanto sangue innocente e tanti secoli di progresso mancato (pag.15).Ora lascio parlare il libro (o meglio, la stessa Ipazia): Ma Teodosio ha scelto il cristianesimo di Teofilo, di vescovi che non possiedono nemmeno una delle virtù che dovrebbe avere un vero cristiano: la carità, il perdono, l'amore per il prossimo. Teodosio appoggia la violenza e la ferocia di Teodosio perché vuole sbrigarsi, perché Ambrogio da due anni lo tiene in pugno (pag. 129).
Ancora il libro (immaginario dialogo tra la stessa Ipazia e il futuro sant'Agostino: E per controllare l'uomo, state riducendo a un sacco d'immondizia la donna! E Ambrogio (il santo che piace tanto a Bossi - nota mia) non fa che parlare di verginità. E m'hanno detto che tu stai organizzando dei conventi per rinchiuderci dentro delle povere disgraziate e tenerle segregate una vita intera. E anche tu non fai che parlare della verginità! E del peccato! E della dannazione! Agostino… tu, Ambrogio, Giovanni (Giovanni Crisostomo, nota mia) e Teofilo state costruendo una religione della morte. (Pag. 169).?Ancora il libro nelle note aggiuntive alla ricostruzione della vicenda: Ambrogio, Giovanni Crisostomo, Agostino e Cirillo vennero fatti santi. Sant'Ambrogio, San Giovanni Crisostomo, Sant'Agostino e San Cirillo d'Alessandria sono stati elevati, inoltre, a rango di "dottori e padri della Chiesa universale" (…) Papa Pio XII nel 1944, per festeggiare i 1500 anni della morte di San Cirillo d'Alessandria (la cui opera teologica è alla base del dogma della vergine Madre di Dio) promulgò l'enciclica 'Orientalis Ecclesiae', per 'esaltare con somme lodi' e 'tributare venerazione a san Cirillo', a colui che aveva cacciato e fatto massacrare ebrei, nestoriani, novazioni (chiamati "catari puri") e pagani da Alessandria d'Egitto.? Il vescovo -patriarca san Cirillo aveva studiato per cinque anni - dal 394 al 399 - nel monastero della montagna della Nitria, nel deserto di San Marco, e lì era stato ordinato Lettore. In questo monastero aveva stretto vincoli di amicizia con gran parte dei monaci paraboloni (di cui si servì per sterminare ebrei, nestoriani, novazioni e pagani) e soprattutto con Pietro il Lettore, a cui sedici anni dopo ordinò di trucidare Ipazia, l'ultima voce libera dell'antichità. (Pag. 241).

 
 
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