ROGHI FATUI - GRONDAVA SANGUE LA SCIENZA
Il mistero e la conoscenza: le persecuzione della Chiesa a uomini di cultura diventano un racconto. Dai Catari a Galileo.
di Diego Zandel


Volete sapere tutto sul Medioevo senza correre il rischio di annoiarvi? Leggete Roghi fatui di Adriano Petta, un romanzo che alla documentazione più accurata e meno ufficiale, carica di verità scomode, e perciò più stimolante, unisce il racconto appassionante di una splendida avventura: quella della scienza e soprattutto dei suoi pochi coraggiosi sostenitori e profeti, contro l'oscurantismo della Chiesa dell'epoca, tra il 1245 – anno in cui cominciano i fatti raccontati nel romanzo – al 1642 – quando, con la malinconica morte di Galileo Galilei, finiscono. Quella Chiesa che, solo apparentemente monolitica, si oppose al frate francescano Ruggero Bacone, uno tra i maggiori filosofi di tutti i tempi; quella Chiesa che costrinse alla rinuncia del soglio pontificio un papa come Celestino V, aperto alle innovazioni; quella chiesa che con la bolla "Ad extirpanda" di Innocenzo IV sancì l'autorizzazione all'uso della tortura da parte della Santa Inquisizione, dando così il via a quei grandi processi, culminati con il carcere a Galilei e il rogo a Giordano Bruno, per i quali oggi Giovanni Paolo II, da quel grande papa che è, ha umilmente chiesto perdono.
Il romanzo, scritto con la partecipazione laica, illuminista, del ricercatore che si trasforma, a tratti, in cantore di un sogno libertario, è la continuazione di quell'Eresia pura, nel quale si narrava la persecuzione e, infine, lo sterminio dei Catari a Montségur, in Provenza. Da quel tragico evento Roghi fatui riprende il cammino narrativo, come capitoli di un unico grande libro, diviso dall'autore in due parti distinte. Con lo sterminio dei Catari, di quei cristiani gelosi custodi delle scienze matematiche, fisiche, astronomiche, mettendo al rogo i loro libri, si pensava di aver debellato per sempre il pericolo di uno sviluppo della conoscenza, del sapere. Una sua diffusione avrebbe fatto correre alla Chiesa più che il rischio di togliere credibilità ai dogmi sui quali si reggeva, quello di sottrarle gli strumenti di controllo culturale e religioso di cui aveva bisogno per imporre sulle masse, come si direbbe oggi, il suo potere temporale. Ma nulla né nessuno può fermare il progresso, che risponde all'esigenza umana di capire e migliorare il mondo in cui viviamo, ciò che, dalla sua venuta, ha distinto l'uomo dalle altre specie animali. Ed ecco apparire sulla scena, con Ruggero Bacone, amico di quel Giordano Nemorario protagonista di Eresia pura, uomini della tempra del cardinale Nicola Cusano, che può giovarsi della salita al trono di Pietro di quell'ottimo papa che era Nicolò V, desideroso di recuperare il tempo perduto favorendo la traduzione degli antichi testi e autori greci, fino allora proibiti (e infatti, non a caso, si tentò di ucciderlo, per essere poi, alla morte per crepacuore, sostituito da un papa di segno opposto). Ecco apparire uomini come Gutenberg, Copernico, Giordano Bruno, Galilei, personaggi che, nel romanzo di Petta, acquistano sempre più rilievo, dando ad esso una svolta significativa. L'impostazione saggistica, più evidente nella prima parte, si fa via via sempre più narrativa. E' come se l'autore, preso dalla sua stessa materia, dai suoi personaggi, vivesse, mimeticamente, un momento di forte immedesimazione in essi, si immergesse con la pancia e la mente nell'epoca che, senza mai venir meno alla meticolosa fedeltà alle sue fonti d'informazione, appare in tutto il suo profilo di ebollizione di idee, di lotte, di sofferenze, di contraddizioni. Ci sono, al riguardo, pagine di intensa levatura lirica e filosofica (in particolare nel capitolo dedicato a Giordano Bruno) che, più del silenzio della lettura, meriterebbero il palco di un teatro, una voce.

Recensione di Diego Zandel apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno 1.7.2001 del romanzo storico "Roghi fatui" di Adriano Petta (Stampa alternativa, pp.220, euro 10,50)

 
 
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