A proposito di "Roghi Fatui" di Adriano Petta
di Grazia Sotis, Loyola University Chicago, John Felice Rome Center

Questo di Adriano Petta è un romanzo che ha importanti antecedenti nella storia della letteratura. Solo per citare alcuni nomi, basti pensare alla Divina Commedia di Dante e al Faust di W. J.Goethe, opere che sono le pietre miliari del viaggio della mente umana.
Roghi Fatui (La Lepre Edizioni) tratta del lungo e difficile cammino dell'uomo verso la conoscenza che và nell'arco di tempo dal 1100 al 1600 contro forze che hanno cercato di rallentare, se non di soffocare del tutto, il diritto al sapere, il naturale sviluppo e il bisogno della mente alla comprensione "verso il mondo" e "dentro il mondo", avvalendosi degli strumenti cognitivi della scienza.
Dante nel terzo canto del Paradiso afferma che la ricerca è basata su ciò che è poi diventato il motto e la lezione per Galileo Galilei, "provando e riprovando", stabilendo uno stretto rapporto, in questo caso specifico, fra fede e ragione. L'equivalente tedesco nel Faust è "streben", lo sforzo continuo verso l'infinito, oppure "Der Drang nach Wahrheit", l'impulso verso la verità, l'energia che rappresenta la molla all'agire dell'uomo.
I personaggi Dante e Faust sono i precursori letterari degli scienziati e filosofi le cui vite Petta prende a modello per sviluppare il tema della fatica che rende gli uomini liberi di valutare e di scegliere. La ricerca, il sapere sono aspetti insiti nella natura umana, e la diffusione dei mezzi e strumenti per conseguire la conoscenza è di vitale importanza per la crescita e il benessere dell'umanità tutta. Padre Ferdinando Castelli vede la scienza come arte che "non può esistere ... senza spiritualità, senza anelito a qualcosa di più alto", (che per lui è Dio). I personaggi narrativi di Petta ci fanno rivivere le emozioni della consapevolezza dell'importanza delle loro scoperte, ma anche le rabbie, le frustrazioni, le delusioni, i tradimenti che hanno vissuto e di cui sono stati vittime e martiri, e per le quali sono stati perseguitati e inquisiti al punto tale da essere emarginati dal mondo ufficiale della cultura di ogni tempo. La scoperta dell'eliocentralità e l'invenzione della stampa sono state tacciate di eresia, di un non-senso prodotto dalla mente dell'uomo, nonostante le prove concrete e l'utilità delle stesse, purtroppo esse mettevano a dura prova e venivano a demolire un potere basato su conoscenze fatue saldamente radicate, consolidate e come tali tramandate attraverso i secoli.
Petta lascia agire e parlare personaggi reali che nel libro sono trattati narrativamente, in un universo di voci che si confrontano e si scontrano, che lasciano testimonianze dei loro pensieri e delle loro scoperte delineandone un iter storico che diventa testimone del recupero di un passato ancor più lontano poiché le scoperte di questo passato sono attuali, menti eccelse che avevano già inventato la stampa e scoperto l'eliocentricità del sistema solare, scienziati come Assiotea, Aristarco da Samo, Ipazia ... .
In Roghi Fatui la trama si sviluppa dalla storia di Giordano Nemorario del XII-XIII secolo, a Ruggero Bacone ( 1214-1294, "amore cristiano e scienza possono proiettare il mondo verso la meravigliosa avventura del progresso e della libertà") e a Nicola da Cusa (1401-1464), considerato un padre della "santa" arte della stampa; da Gutenberg (1400-1468), con l'invenzione dei caratteri mobili della stampa, a Niccolò Copernico (1473-1543), a Giordano Bruno (1548-1600), quest'ultimo difensore dell'eliocentrismo e della teoria che l'universo fosse infinito, a Galileo Galilei (1564-1642) che fra l'altro rivoluzionò i trattati scientifici con l'uso dell'italiano volgare, una lingua accessibile a tutti; fino a giungere alla scoperta del fonografo e l'uso che ne fece papa Leone XIII (1810-1903) per raggiungere i cattolici nel mondo.
Gli eroi narrativi e storici di Petta pur presentati cronologicamente, sono connessi da una rete di rapporti, costituita dalle loro scoperte, essi sono come tanti Prometeo, titani dell'azione del pensiero, bisognosi di "ordine" in un universo che si manifesta sempre più grande e infinito, l'ordine è una legge immutabile perché è insita nello stesso cosmo. I personaggi continuano a vivere grazie ai legami che le nuove generazioni stabiliscono con il passato pur proiettate verso il nuovo, verso il superamento dei risultati ottenuti nel loro tempo. Faust è un personaggio demiurgico, figura filosofica che esprime il bisogno della mente all'azione, impegnata in una continua ricerca che in questa opera di Petta si esplica attraverso un filo conduttore che và da Giordano Nemorario nel Prologo fino all'Epilogo con la condanna al rogo di Giordano Bruno in Campo de' Fiori a Roma.
Il tema si sviluppa drammaticamente, la scrittura riflette la dinamicità di ogni personaggio: essa diventa ieratica, distensiva, poetica-elegiaca, concreta, trascendentale; essa rispecchia l'animo di ogni uomo rendendolo visibile attraverso il suo agire, e dando concretezza alla propria esperienza cognitiva. Questa ultima rende l'uomo sempre più libero e la sua vita sempre più avventurosa impegnata in nuove conquiste conoscitive e inventive, ma anche piena di ostacoli, di pregiudizi e di isolamenti che l'uomo subisce per i fatui tentativi di altri di impedire il successo del suo agire.
Questi personaggi si sono passati il testimone attraverso i secoli, un testimone che li unisce tutti e che li fa rivivere attraverso le scoperte e le invenzioni che ci hanno lasciato. Basti pensare all'astrolabio che recupera la memoria storica di Ipazia, ma anche a un sincronismo degli stati d'animo pervasi di una profonda serenità così come essa è raccontata nella descrizione dell'ambiente del personaggio di Bacone: "Una leggera coltre bianca scende silenziosa".
Petta narra la storia della scrittura con uno stile che qui diventa incalzante per via dell'enumerazione di campiture dove la scrittura stessa veniva registrata, così facendo si riesce a percepire il grande tempo trascorso fino alla scoperta della meravigliosa macchina che ha portato la cultura in tutte le case: Amici miei, sono calate le tenebre sulle pietre, sui mattoni, sugli intestini degli elefanti, sulle pelli di montone, sulle scorze d'albero,sul papiro, sulle pelli di pecora.
Altrove, il tono elegiaco della descrizione che preannuncia la morte di Ragiomontano sprigiona la poesia che l'autore proferisce su tutto ciò che lo circonda perchè essa trasuda di speranza che dà significato e forza al fare dell'uomo. La scrittura stabilisce un rapporto nell'universo infinito di Giordano Bruno e di Galileo Galilei, nell'importanza del poema Paradise Lost di John Milton sul vuoto esistenziale, nel rapporto epistolare fra Galileo e lo stesso Milton: ciò che li accomuna tutti è l'infinità del cosmo come stimolo alla conoscenza e la loro capacità di comprenderlo e contenerlo, ma soprattutto la condivisione del valore dei libri che, per dirla con Galileo, contengono "potenze di vita", di affinità elettive che Petta stabilisce con loro. Infatti, il romanzo è fonte di vita: il libro diventa depositario della storia dell'umanità ogni tentativo di distruggerlo è fatuo, ogni violenza per nascondere la verità si rivela inutile, a nulla sono valsi gli sforzi per ostacolare il progresso dell'uomo.
In Roghi Fatui la verità sotto la forma del vento diventa un leit-motiv, esso è presenza proteiforme che, a seconda delle situazioni, si manifesta più o meno violento, leggero e forte, reale eppure impalpabile e invisibile, difficile da afferrare, è fuggevole. La verità stessa è elusiva e allora la scrittura di Petta raggiunge livelli trascendentali: "un alito di venticello romano ristora i volti accaldati"; o "Le nuvole corrono sotto l'impeto del vento, il fiotto di luce inonda il convento dei maturini e folgora il convento"; e, come ultimo esempio, il vento che sprigionato dal "vaso di pandora: (è) violento e inarrestabile" così come è irrefrenabile il desiderio di conoscere dell'uomo.

 
 
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