Roghi Fatui di Adriano Petta, La Lepre edizioni 2011
di Dario De Cristoforo (Flanerí)

Adriano Petta, con questo romanzo storico, cerca di dare una sua risposta ad un tema cruciale: il rapporto tra scienza e fede e soprattutto tra potere temporale della Chiesa e la società civile.
L'argomento dominante di Roghi Fatui è, infatti, la denuncia di un comportamento della Chiesa ufficiale, non conforme ai precetti evangelici o pauperistici e tralignanti in forme perverse di persecuzioni e di torture, che trovano la loro espressione più radicale nei tribunali della Santa Inquisizione.
Attraverso i secoli si sono accesi "roghi" per ardere gli eretici e si sono scatenate persecuzioni contro coloro che propugnavano verità contrarie ai canoni della dottrina ecclesiastica ufficiale. Roghi però che si sono mostrati "fatui", perché la lotta per la conoscenza tra il potere temporale e la forza della verità, alla fine, ha portato, nonostante tutto, al trionfo di quest'ultima.
Il testo inoltre presenta una prevalente dimensione "manichea", che oppone, in modo netto e costante, il bene al male.
Ma secondo l'autore, contrariamente all'opinione corrente, il bene risiede in coloro che contribuiscono al progresso della scienza e dell'umanità; il male si incarna invece negli uomini di Chiesa, che esercitano il potere.
È un libro denuncia? Certamente si. Non alla maniera di certi pamphlet recenti sui segreti inconfessabili o sul malaffare del Vaticano, poiché il leit-motiv che percorre tutto il libro è sempre il cammino dell'umanità verso il sapere, verso la conoscenza e il "progresso", rappresentati dalla cultura antica (Platone, Plauto…), dall'invenzione della stampa (Gutenberg), dalla teoria copernicana contro quella tolemaica.
I diversi attori del romanzo sono sempre antitetici, in un susseguirsi di racconti, in cui l'invenzione narrativa si intreccia con gli avvenimenti storici: Innocenzo III contro Giordano Nemorario, Innocenzo IV contro Ruggero Bacone, Bonifacio VIII contro Celestino V (Pietro da Morrone),Giorgio da Trebisonda (il vecchio) contro Regiomontano, Alessandro VI contro Savonarola, Roberto Bellarmino contro Giordano Bruno, Urbano VIII contro Galileo, fino a Leone XIII, che nella Rerum Novarum sanzionò il programma del movimento cattolico-sociale.
Ma non basta. Vi sono anche verità del nostro tempo che, enunciate in sentenze emesse dalla bocca di pontefici, suonano raccapriccianti. Urbano VIII si rivolge a Galileo: «Se un papa si facesse guidare solo dalla carità cristiana, il nostro impero crollerebbe di colpo».
E subito dopo: «… Bellarmino sarà santo! Cos'altro dovrebbe diventare colui che salva l'impero della Chiesa?».
O come nella chiusa del libro, Leone XIII che, dilettandosi a catturare gli uccelli per poi liberarli, e rivolto al suo interlocutore, esclama: «… è sempre emozionante poter constatare come non basti avere le ali per essere liberi… ».
E non mancano descrizioni di fatti storici che trovano una triste eco nella cronaca dei giorni nostri:«Questo pontefice [Sisto IV] tiene lontani letterati e umanisti, inviandoli in missioni diplomatiche; utilizza per le guerre tutte le rendite destinate alla scuola; grava di tasse gli stipendi dei maestri, riducendoli così alla fame e inducendoli a cambiare mestiere… ». O, ancora, il passo in cui viene denunciata "la storia delle notti romane":«E sai qual è il passatempo più innocuo? Assistere a danze che tu definiresti indecenti, e poi costringere all'accoppiamento molti fanciulli di tenerissima età. Finite le danze, infatti, ognuno prende i fanciulli o le fanciulle che desidera e va a deliziarsi, insieme alle sue concubine o amanti».
Infine il libro, accanto ai meriti di uno scritto con valore storico-letterario, ha anche il pregio di poter fornire ad un regista e ad un produttore cinematografici materiale abbondante per un film di denuncia e di ricostruzione della memoria storica, per riprendere il cammino verso la riconquista delle "chiavi del sapere".

 
 
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