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Roghi Fatui di Adriano Petta, La Lepre edizioni 2011
di Giuseppe Napolitano da "Il foglio volante" (sett. 2011)
È necessaria una premessa diciamo così di ordine metodologico: che libro è, questo Roghi fatui di Adriano
Petta, appena ristampato da "La Lepre edizioni" dopo l'uscita con "Stampa alternativa" quasi una decina di
anni fa? È un libro fatto di libri, che parla di libri, è la storia della storia del libro, inteso come stampato ma pure
manoscritto… è in qualche modo un saggio sul valore, sul ruolo sociale della stampa ("quale prezzo abbiamo
pagato per la libertà di stampa?" è la domanda, nemmeno tanto retorica, posta in copertina), ma è scritto in forma
di romanzo, anzi, è una successione di racconti, meglio di quadri narrativi ma storicamente riconoscibili: sono veri
i personaggi e le date, i fatti e i discorsi (per quanto, almeno questi ultimi, in più di un caso, immaginati – sia pure
in modo verosimile).
Ci troviamo qui di fronte a una dichiarazione d'amore in piena regola, che un appassionato rivolge all'oggetto
della sua passione. E all'oggetto non solo (il libro, in questo caso) ma ovviamente pure a quanto nel libro si può
veicolare di "verità e libertà", come sostiene appunto l'appassionato, il quale non ammette, ovviamente, che lo si
possa contraddire. Pertanto, lo scorrere dei capitoli di questo libro, "dai Catari a Giordano Bruno" e fino a Galilei,
è tutto un seguito di malefatte commesse a danno di quell'oggetto (e di coloro che l'amano o vorrebbero) da parte
del potere – ecclesiastico in questo caso (ma ben si può estendere la denuncia ad altri poteri che – per ragioni di
potere – hanno paura del libro, della stampa in generale e soprattutto della libertà di pensiero trasmessa attraverso
i libri e la stampa).
La Chiesa – come struttura di potere terreno (non la comunità dei fedeli) -, che nasceva ai tempi della
scienziata alessandrina Ipazia (alla quale Adriano Petta ha dedicato un altro libro pieno di passione), si era
ormai consolidata nel Medio Evo avanzato, che avanzava con gli studi umanistici verso la modernità, cercando
di recuperare proprio certe lezioni che venivano dalle epoche precedenti e che la Chiesa stessa voleva invece
tenere celate. La paura che un popolo istruito potesse leggere, diversamente da come veniva educato a credere,
anche i testi sacri e inviolabili, spaventava moltissimo i vertici ecclesiastici (specie in tempo di "eresie", quando
chiaramente chi non sapeva leggere non poteva formulare giudizi autonomi) – e la diffusione della stampa
avrebbe certo favorito la propagazione della conoscenza anche nei ceti popolari.
L'epigrafe nicciana, "Tutto il lavoro del mondo antico per prepararci a una civiltà scientifica e libera ci è stato
defraudato dal cristianesimo", è subito indicativa di un programma; e Roghi fatui è certo un libro a programma,
per la sua natura di polemica testimonianza, suffragata da citazioni numerose e dettagliate. Le figure storiche
successivamente attrici nei capitoli centrali sviluppano un processo di conoscenza continuamente ostacolato dai
predecessori della figura che domina l'ultimo capitolo: Papa Leone XIII. È il Vaticano infatti il massimo accusato
in questo processo all'incontrario. Dopo secoli di Inquisizione, di roghi e indici, Adriano Petta vuol fare giustizia
di tutti gli "oscurantismi e crimini" commessi.
A modo suo ci riesce – con malcelate punte di cattiveria ideologica – poiché alla fine si resta stravolti e
stupefatti, quasi increduli di quanto male sia stato fatto in nome del bene, di quanta falsità abbia circonfuso la
presunta verità ufficiale, contrabbandata come tale anche contro le più evidenti ragioni della ragione umana
(scientifiche e verificabili e – almeno per un certo tempo – non aliene dallo stesso confronto col divino!).
Sembra in qualche modo contraddittorio… ma sembra pure che si voglia trovare uno spiraglio aperto al
dialogo: Giordano Bruno arriva a dire: "la Terra ruota attorno al Sole non per mia opinione, ma perché l'ha voluto
Iddio!"… E il torchio di Gutenberg è "un piccolo sole che sfornerà tanti raggi di luce che lentamente – senza che
regnanti e tiranni se ne accorgano – si insinueranno nelle feritoie dei tetti e finestre, nelle case della povera gente,
baciando gli occhi del popolo che fino a oggi è stato imprigionato dalle tenebre". Anche se bisognerà stare attenti
nelle scelte delle cose da pubblicare, per "farne un'arma vincente". La stessa scienza che si diffonde e propone
letture diverse del mondo conosciuto (e investiga in quello sconosciuto) si propone come strumento che Dio ha
concesso all'intelligenza dell'uomo.
Adriano Petta non ce l'ha infatti, non direttamente con Dio, piuttosto con l'abito che a Dio – o comunque
debba chiamarsi la forza che anima l'universo e soffia nell'uomo – è stato imposto da ministri opportunisti.
Probabilmente è un razionalista agnostico che potrebbe tranquillamente rispettare i credenti e i cristiani pure
(un po' meno i cattolici) purché non vogliano prevaricare il pensiero altrui, non accettando posizioni libere se
contrastano con la loro.
Roghi fatui, lavoro conclusivo della cosiddetta "trilogia sul libero pensiero" dopo Ipazia e Eresia pura
(anch'esso sta per essere ristampato), è un gran libro da meditare. Aspro da leggere e duro da digerire, ma ricco di
vita: ci sono parecchi frammenti della vita che adesso noi siamo, se siamo liberi di pensare e scrivere e pubblicare
quello che siamo.
 
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