La tragica storia di una donna cancellata dai libri di storia
(recensione pubblicata sulla rivista "Leggere:tutti" il giorno 8 marzo 2006) di Francesca Serra

Ci sono donne che esplorano il fondo del mare per portare il mare dentro.
Donne che scrutano i cieli per tenere i cieli dentro.
E che del mare del cielo hanno fatto il principio e la fine del loro pensiero e del loro sentire.
Nelle pause del lavoro passeggio per i viali di Saxa Rubra (RAI) e mi chiedo dove siano le donne di cielo, di mare e di terra.
Mi chiedo cosa accadrebbe se una di loro proprio in questo momento si sedesse dietro alla scrivania del telegiornale per annunciare la fine di un mondo e l'inizio di un altro.
Il potere non si addice alle donne, la conoscenza sì.
La competizione non si addice alle donne, la volontà sì.
Piccoli uomini di potere che istigano a false spinte competitive distruggono la vita animica di tante donne naturalmente dotate di Buona Volontà.
Qualche anno fa una giornalista del TG2 al ritorno da un viaggio in India raccontò di un certo guru allora sconosciuto, che trasformava la polvere in oro, guariva i malati, e viaggiava nel tempo. L'allora direttore di rete, spaccò il tavolo di cristallo del suo studio in mille pezzi, perché la conoscenza dello Spirito non era "in tono" con l'informazione di una tv laica.
Questo accadeva pochi anni fa, ma la storia è sempre la stessa.
Il giorno 8 dell'anno 415 dopo la nascita di Cristo, alcuni uomini rapirono una donna, la lapidarono, ne fecero il corpo a pezzi e la cancellarono dai libri di storia.
Quella donna si chiamava Ipazia, che come scrive Isidoro di Damascio: "Nacque ad Alessandria dove fu allevata e istruita. Poiché aveva più intelligenza del padre, non fu soddisfatta dalla sua conoscenza delle scienze matematiche e volle dedicarsi allo studio della filosofia".
Ipazia dunque, filosofa, matematica, astronoma, antesignana della fisica sperimentale. Studiò e realizzò l'astrolabio, l'idroscopio e l'aerometro.
Ipazia scelse la via della conoscenza e della comunicazione. Visse la piazza della Polis come luogo sacro dove diffondere la Sapienza platonica ed ellenica.
Investigò sui misteri che circondano l'universo veicolando la propria energia femminile nelle diverse direzioni percorribili. Di Ipazia si dice che fosse bellissima, e che il suo allievo prediletto s'innamorò a tal punto di lei da restarle accanto in maniera casta fino alla fine della sua vita. Nel bel romanzo-saggio di Adriano Petta e Antonino Colavito "Ipazia Scienziata Alesssandrina" (Lampi di Stampa Edizioni www.lampidistampa.it) entriamo nella vita di questa donna attraverso il racconto di Shalim il suo protetto. Ma entriamo anche nei sogni di Ipazia, nel mondo onirico della filosofia neo-platonica, con un linguaggio che sposa la parola della Logica con l'immagine dello Spirito.
La cronaca narrata da Giovanni Vescovo Cristiano di Nikiu ci descrive Ipazia come un pagana, che usava stratagemmi satanici per ingannare gli uomini.
Dunque il vescovo Cirillo pensò bene di sbarazzarsi di questa donna avendone intuito il pericolo che la sua forza avrebbe provocato.
A pagina 272 del libro di Petta e Colavito viene narrato il martirio di Ipazia.
Pietro il diacono-guardia del corpo di Cirillo ha il compito ultimo di porre fine alla vita della donna e mentre la uccide lo sentiamo gridare:
"Tu non puoi essere uccisa come qualunque nemico! Tu devi essere smembrata! Così faremo a pezzi anche il tuo pensiero, i tuoi progetti, i ricordi di quel cielo che hai violato...Tu sarai smembrata perché, oltre a tutto quello che hai detto e che hai fatto... oltre tutto questo... oltre tutto questo tu sei donna...! Donna..! Donna..!"
Nel contempo, con una conchiglia spezzata le squarcia tutto il basso ventre.
Immagino Ipazia come un grande albero le cui radici affondano nella terra antica e i rami toccano il cielo profondo. Dalle foglie di quell'albero discendono le nostre nonne e dai fiori germogliano le nostre figlie.
"Questa nostra piccola unica irripetibile vita è una gabbia: l'unica strada che abbiamo è rompere con queste prigioni, crescere, apprendere, amare, andare oltre i limiti, abbracciare la totalità". Lo dice Ipazia a Shalim, lo dice Ipazia al suo narratore, lo sta dicendo a noi come quando le parole diventano foglie sparse nel tempo.
Ma qui, davanti e dentro alla televisione c'è poco, pochissimo tempo, e tra un quiz e l'altro, una ragazzina sgambetta senza sapere che Ipazia è morta tanto tanto tempo tempo fa, anche per lei.

Adriano Petta & Antonino Colavito, Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo
La Lepre Edizioni, Collana "Visioni" nell'ottobre 2009 ISBN 978-88-96052-13-6
(prefazione di Margherita Hack)

 
 
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