ROGHI FATUI
Nota di Adriano Petta

Oscurantismo e crimini dai Catari a Giordano Bruno - romanzo storico pubblicato da La Lepre Edizioni (febbraio 2011)
ISBN: 978-88-96052-327


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L'Occidente fu animato da ciò che gli storici di ogni cultura oggi definiscono, a seconda, "bisogno del mondo", "brama dell'oro", "brama delle spezie"; di pari passo una forza uguale e contraria - cerchez l'église! - ha costantemente e addirittura scientificamente ostacolato questa vitalità irresistibile e complessa, fatta di scienziati, inventori, filosofi e uomini di ingegno. La leggenda nera che vuole una Chiesa ignorante, superstiziosa e incapace di intuire le potenzialità del "nuovo", non coglie nel segno: essa ha sempre compreso, prima e meglio degli altri, ogni proposta intellettualmente valida, sapendo di volta in volta occultarla al volgo. Talvolta commettendo omicidio, talvolta, semplicemente, tacendo. Applicava così il peggiore dei dispotismi: quello intelligente. Roghi fatui di Adriano Petta pone la questione del progresso europeo, avventuroso e tormentato, nei termini di un "giallo culturale": una trama segreta unisce, attraverso cinque secoli, i Catari occitani, il filosofo Bacone, il cardinale Nicola Cusano, l'artigiano Gutenberg, l'astronomo Copernico, l'eretico Giordano Bruno e il padre della scienza Galileo. Alcuni manoscritti scampati ai roghi delle biblioteche e custoditi in gelide abbazie ne sono il filo rosso. Ma non solo: Petta ci mette di fronte all'impressionante coerenza indiziaria che lega tra loro una serie di omicidi illustri, storicamente documentati ma mai spiegati, dietro cui si staglia l'ombra della Chiesa di Roma.

Introduzione
Re, imperatori, principi, papi e vescovi per poter dominare i popoli hanno sistematicamente tenuto il Sapere ben lontano dalla massa, perché un uomo che non conosce la forza della Ragione e i segreti del mondo che lo circonda, potenzialmente è uno schiavo. Solo attraverso la conoscenza si può veramente essere liberi di valutare e di scegliere, e ci sono stati molti uomini che hanno studiato e indagato al fine di offrire al genere umano mezzi e strumenti di libertà.
Questi uomini - inclusi alcuni preti, principi, papi, re e imperatori - che hanno promosso lo studio della filosofia e della scienza o che hanno dedicato la loro vita all'indagine e alla diffusione del Sapere, si sono trovati però a dover lottare tenacemente, e sono stati spesso costretti all'estremo sacrificio. Per quasi due millenni si è dibattuto sulle origini del cosmo. Il dio del pensiero aristotelico - inteso come pensiero che pensa se stesso, come motore immobile, sostanza immutabile ed eterna che non crea ma è causa prima di ogni movimento - non era assolutamente identificabile con il dio cristiano, con colui che dal nulla crea l'intero universo e al centro vi pone l'uomo, plasmato a sua immagine e somiglianza. D'altra parte il concetto stesso di creazione, proprio delle religioni monoteistiche, era del tutto estraneo al mondo greco. Non era dunque possibile conciliare le due concezioni se non stravolgendo il senso stesso del pensiero aristotelico e identificando in quel "motore" l'immagine stessa del dio creatore. Operazione questa che, in effetti, una certa Scolastica portò avanti.
Quando il cristianesimo si affermò, a partire dal IV secolo, impose - quasi sempre con la violenza e il terrore - il suo credo, la sua visione del mondo. In seguito, dai primi decenni del 1600 fin quasi ai nostri giorni, i suoi sacerdoti e vescovi, anche quando erano perfettamente consapevoli del progredire della scienza - come nel caso delle nuove teorie sulla struttura del sistema solare -, continuarono sistematicamente a tradire il messaggio di verità e d'amore del Messia che aveva detto: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv., 14,6). I detentori del potere, infatti, hanno sempre agito per tener bloccata la mente degli uomini, per poterli così dominare e sfruttare più facilmente: liberare la scienza voleva infatti dire liberare l'uomo. Roghi fatui vuol essere un excursus sullo scontro senza tregua tra chi si è nutrito della libertà di pensiero e chi invece ha sistematicamente tentato di impedire il progresso della scienza. Questo scontro ha portato successivamente alla supremazia scientifica del nord dell'Europa che si liberò della pesante zavorra dell'oscurantismo cattolico.
Per scrivere questo libro ho scavato nella cenere dei roghi delle biblioteche e di tutti i martiri della ragione e della scienza, di tutti coloro che immolarono la loro vita per lasciare a noi quel patrimonio di verità scientifiche e filosofiche che oggi ci offre la possibilità di scegliere liberamente il nostro destino.

Desidero cogliere questa occasione per esprimere un pensiero che va ben oltre la gratitudine, ch'è affetto e amore verso coloro che mi hanno aiutato e sopportato, in tutti questi anni... con in testa alla lista mia moglie Concepció e i miei genitori. È stato per l'affetto di tutti che non mi sono concesso un solo attimo di cedimento dinanzi alle difficoltà che incontravo durante le ricerche per scrivere quest'opera. Ed è stato così impetuoso e sincero l'amore che mi spingeva a scavare nella polvere delle biblioteche e delle abbazie di mezza Europa che, con l'eccezione del segretario della Biblioteca vaticana e il bibliotecario dell'abbazia di Poblet in Spagna, tutti mi hanno aiutato.
Il professor Giovanni Gonnet (cattedratico di Storia del cristianesimo e rappresentante degli Studi catari in Italia) volle legger per primo i miei due romanzi storici (Eresia pura e Roghi fatui) dicendomi che era prudente verificare che non ci fossero errori o licenze, perché in Vaticano non si scherza con i libri in cui la Chiesa è protagonista. Sei mesi dopo mi chiamò: non aveva corretto una sola parola.
Appena Eresia pura venne pubblicato la prima volta (con il titolo La via del sole) ne mandai sei copie alle riviste e ai quotidiani cattolici più importanti e tre copie a padre Ferdinando Castelli, responsabile culturale della rivista dei gesuiti "Civiltà Cattolica", il più autorevole organo culturale della Santa sede, pregandolo di consegnarne una al suo predecessore padre Guido Sommavilla e una al Santo Padre Giovanni Paolo II. Queste furono le dediche che apposi sulle tre copie del mio romanzo:
A Karol Wojtyla, a Giovanni Paolo II, con la speranza che le briciole di luce della mia Via del sole contribuiscano a illuminare il nuovo sentiero accennato nel 1988 quando - per il terzo centenario dei Principia di Newton - si augurò che "la scienza potesse purificare la religione dall'errore e dalla superstizione".
A Guido Sommavilla, che riuscirà certamente a percorrere questa mia Via del sole perché, come ha scritto nel suo saggio Il bello e il vero a pag. 117, "la lingua dei numeri è il primo passo verso la conoscenza come via alla libertà". A Ferdinando Castelli, con la speranza che percorrendo questa mia Via del sole non venga investito da alcuna zaffata di zolfo... ma inondato di luce.
Le copie della mia opera con lettere allegate vennero inviate, per raccomandata, il 15 febbraio 1997.

Un inciso. Padre Ferdinando Castelli, dopo aver riabilitato Umberto Eco (bollato da padre Guido Sommavilla come "pericoloso nichilista") come "uomo alla ricerca di Dio", aveva da poco pubblicato Volti di Gesù nella letteratura moderna, compilando un elenco di scrittori atei o agnostici i cui testi celano il messaggio di Cristo. Fra gli altri aveva scelto La storia della Morante, Il Glicine e La crocifissione di Pasolini, Pane e vino di Silone, Il Cristo proibito di Malaparte, La ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde, Vanità di Dulouz di Kerouac... scovando in queste opere il messaggio cristiano e individuandovi una via che porta alla spiritualità. Alla giornalista di Repubblica che lo intervistò chiedendogli perché si ostinasse a fare "il cacciatore di Gesù" anche nelle opere di scrittori dichiaratamente atei, agnostici, Ferdinando Castelli rispose che autori apparentemente atei come Ibsen e Strindberg mostrano una fortissima spiritualità, anche nascosta, a volte, da parole blasfeme. Affermava, padre Castelli, che il suo era un tentativo per dimostrare che non può esistere arte senza spiritualità, senza anelito a qualcosa di più alto. Un qualcosa che, per padre Ferdinando Castelli, è Dio.

Appena tre giorni dopo l'invio del mio plico raccomandato, mi rispose ringraziandomi e aggiungendo: a p. Sommavilla glielo consegnerò personalmente; al S. Padre¼ non è facile! Comunque spero di riuscirci. Mi auguro di trovare un po' di tempo per leggerla, come è mio desiderio, e di trovare una gradita sorpresa. Auguri e ad maiora.
Suo p. Castelli.

Sono trascorsi tredici anni. Dal loro silenzio è ipotizzabile che Eresia pura non si sia rivelata "una gradita sorpresa" per padre Sommavilla e padre Castelli, ma io gli sono comunque grato perché interpreto questo silenzio come un tacito assenso all'assoluta fedeltà storica della mia opera.
Roma, settembre 2010

 
 
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