IL ROMANZO DI MARUSJA
Postfazione di Rosa Amato

(Tempesta Editore, Collana Tempesta Racconta, Roma, Novembre 2014) ISBN: 978-88-97309-67-3

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C'era una volta L'albero di Giuda, il primo romanzo di Adriano Petta, protetto, invece che alla SIAE, alla Proprietà Letteraria della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Registro Pubblico Generale - Parte I, n. 273793 - prot. 3013). Inviato a 4 colossi editoriali, fu rifiutato ma dopo un anno vennero pubblicati 4 romanzi - tutti con la stessa trama/idea de L'albero di Giuda - da 4 grossi autori. Nel corso degli anni a seguire Adriano Petta tramò un'orrenda vendetta che si realizzò nel romanzo noir La cattedrale dei pagliacci, in cui i 4 plagiari finivano bruciati vivi.
Nella realtà tre di essi si sono spenti quasi serenamente, mentre Adriano Petta ha riscritto L'albero di Giuda con il titolo Il romanzo di Marusja Tempesta Editore invita a leggere questo piccolo capolavoro (un thriller mozzafiato) esortando così i lettori: "Perché accontentarsi di leggere i plagi… quando si ha a disposizione l'originale?"

"Dietro le quinte, ancora Laura"
Attraverso l'astrazione del pensiero si può giungere ad ipotizzare realtà sconosciute, con l'ausilio di attimi intuitivi che aiutano a sintetizzare storie e situazioni.
Lungo percorsi di esasperazione psicologica e passionale si dipana la storia segmentata di Nicola e di Laura, tra luci effimere e ombre fonde, raramente sfiorata da un ritmo regolare nelle allucinatorie scansioni del cuore, nelle stravolte impalcature della mente.
Adriano Petta si avventura su percorsi di silenzi con voci di uragano, in continenti oscuri, con uno stile personalissimo, irruente, colorito, dissacratore, privo di forzature o finzioni di copertura.
I paesaggi molisani sono bacini di accoglienza dove vanno a sedimentarsi disperazione e spezzoni di memorie antiche. Sono nicchie raggelate che mutano in cristalli lacrime e pensieri, dove il cuore rimbalza tra i detriti come un ciottolo di fiume, sospinto dalla piena. Tutto è mutato, attorno! Il reale tracima nel fantastico per riappropriarsi di magie scomparse, per recuperare un tempo arcaico, ancora vivo nei nuclei dell'anima e della memoria.
L'autore delinea la personalità di Nicola con tratti decisi come pennellate, creando luci e ombre in un sapiente gioco di mescolanze cromatiche che rivelano una femminilità profonda e sensibile. Poi, improvviso, quando la ragione si fa tenebra, lo stile scivola su passaggi di devastante crudezza, dove l'amore e la musica imparano il più temibile dei linguaggi: quello della schiavitù e della tirannide dei sensi.
Inizia la discesa agli inferi e lo scollamento tra follia e realtà, tra sogno e delirio. Il predominio delle pulsioni sulla volontà squalifica i sentimenti e sprona verso passi che valicano confini etici e morali. Gradino dopo gradino, prende forma la piramide capovolta, si delinea il piano di un nichilismo che punzona i bordi scarlatti di una mente già compromessa.
Nella Bologna ingrigita dalla pioggia ininterrotta, negli accesi attimi in cui serpeggia il fulmine, si staglia la figura di Laura adolescente dagli ambigui occhi verdi, Lolita intrigante che domina la figura paterna e la porta alla dannazione.
Il romanzo di Marusja è la risultanza di una società che aiuta l'uomo a perdere se stesso, a smarrire il senso della vita e delle proporzioni esistenziali, dove Dio è assente e non "morto", come asserisce Nietzsche.
Restare a galla con qualunque mezzo… Un imperativo che annulla la correttezza e aumenta la confusione mentale. L'essenzialità della vita s'innesta, per farne un ibrido, in sogni aberranti dove i confini tra l'amore trascendente e la passione devastante saltano sotto l'impeto di forze scatenate e prive di argini.
Laura giovane, Laura bella, Laura procacemente ingenua che esercita un fascino perverso sulla volontà di Nicola, che è già conscio dei segnali di pericolo emananti da quella giovane, fin dagli anni della fanciullezza. La musica diviene strumento di dominanza nelle fantasie di Nicola, una trasposizione delle sue frustrazioni corrosive. Laura diviene l'ara su cui trasferire la musa incistata nei corridoi bui del suo pensiero. Si fa tramite tra il suo delirio cronicizzato e la fanciulla che alla musica dedica una parte cospicua dei suoi anni, all'apparenza innocenti, ma già saturi di significanze trasgressive e seduttrici.
Un arcipelago frastagliato racchiude destini, accende il sangue e spegne la ragione, non più in grado di arginare quel devastante richiamo incestuoso, da sempre presente in alcuni ambienti, come apprendiamo da tutte le culture, classiche e moderne. Attraversare in apnea i momenti dell'abisso… per il recupero di quella luce che mai penetra profondità ragionevoli, che mai si fa complice di intrighi e di tensioni esaltanti. Nodo, Crisi e Scioglimento: un dramma in tre tempi… Vite in bilico, momenti di titubanze, di dubbi, di panico. E anime che nei tumulti delle passioni, dei falsi miti e dei ricorsi a fantastiche realtà per sopravvivere, siglano patti che negano la libera affermazione di un sé libero, vincolato dai freni lubrificati di una coscienza vigilante, che addita dimore dove l'essenza umana si stacca da un punto di vista soggettivo e si misura con la crudezza della vita. Nello Scioglimento del dramma tutto è già definito, tutto è ormai concluso. Nicola è solo, col poco che la vita gli ha prestato e che ora è sul punto di riprendersi. Laura, ancora Laura… "viva, bellissima, mia. Timida e spaurita". Destini incrociati, nodi intricati e crisi con pupille feline che inondano pianori di morte.
E schegge di luci improvvise che illuminano sentieri già percorsi, che risuscitano magie infinite mentre la montagna respira, parla, fruga fin dentro l'anima. Nel gioco delle nubi sfilacciate, volti antichi appaiono e scompaiono. Premono i ricordi… La via luminosa, dalla valle fino alla sommità del monte. L'Ave Maria cantata dai valligiani, quel tremito infantile improvviso, la mano materna che conduce il piccolo figlio verso il punto dove si condensano le voci dei fedeli. Un canto corale… una musica sacra e nel cuore del bimbo germina il fiore tragico che si regge sulle note di altre musiche che braccheranno gli anni giovanili di Nicola. Una passione struggente che dilata dimensioni e trascina mente e cuore nelle rarefatte atmosfere della follia pura e intraducibile.
Dietro le quinte, ancora Laura. Un sipario di serico spessore si muove appena sotto il respiro di una tragedia già definita nei più minuti particolari. Avanza sulle scene con movenze sinuose, i verdi occhi splendidi fissi in quelli di Nicola, vulnerabile e seducente insieme. La sua coda di cavallo sfiora il viso dell'uomo, guida i suoi pensieri e stravolge cuore e sensi.
Sulle note di una melodia ossessiva, sui tasselli sparsi di un mosaico demenziale andato in frantumi, s'incunea la voce della moglie che cerca di strapparlo via dalla sua ossessione. Fuori l'uragano sconvolge la dotta Felsina, la città-teatro che ha edificato per Nicola una vita in sospensione, già segnata da un destino di morte. Sotto la rabbia del vento la città ha voce di pianto, gemiti di dolore. Il cuore esplode.
Si accendono i ricordi e passato e presente si abbarbicano insieme, si annullano nel delirio che presagisce la fine di una trama allucinatoria.
Laura avanza, bella come la Venere uscente dalle acque. E il Colle dell'Orso, il lago, la pioggia, i petali trasparenti, il canto della natura che strega e dona l'oblio. In un universo pietrificato, esplode una frase illuminante: "Non esiste possibilità di fuga verso altre scene…" L'uomo, come Tarconte, traccia con l'aratro dei suoi pensieri il perimetro del suo cuore, asilo o prigione, e gli dà un nome.
Laura-Marusja è il nome della cittadella tracciata da Nicola, splendida e irreale, saccheggiata e distrutta dall'impeto di una passione che tutto ha incenerito, come lo specchio ustorio del celebre Archimede.

Rosa Amato, novembre 2014

 
 
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